Matrimonio gay. Sindaco, ci dica sì

La battaglia per il matrimonio gay trova nuova linfa nella richiesta di numerose coppie, ai sindaci di diversi Comuni, di celebrazione simboliche. Sì, a sorpresa, del primo cittadino di Torino.

Torta simbolica per l'apertura del matrimonio, oltre che alle coppie eterosessuali, anche a quelle gay e lesbiche. Foto di Giovanni Dall'Orto - Wikicommons

“Vorremmo incontrarla e parlarle di un desiderio: vogliamo sposarci. E non possiamo farlo. Per questo ci sentiamo discriminate, nel nostro paese, nella nostra città. Siamo certe che lei vorrà ascoltarci… E vorrà essere d’esempio compiendo un’azione politica e culturale che ci avvii verso il nuovo”. Questo è l’accorato appello che il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, del Pd, si è visto recapitare da Antonella D’Annibale e Debora Galbiati, una coppia di donne che si amano da otto anni.
Chiamparino le ha incontrate e, a sorpresa, e ha accettato di fare gli onori ad un simbolico scambio di anelli tra le due rilasciando però una pelosa precisazione: “Posso fare un atto che richiami alla scelta che dovrebbe essere dei parlamentari: una proposta di legge che introduca uno strumento giuridico, che non è il matrimonio… Se vogliono venire nel mio ufficio, o trovarsi in un altro posto dove io le unisco in matrimonio, si può fare. Ma senza nessuno che dia un valore formale a questo atto”.
Matrimonio o non matrimonio la disponibilità del primo cittadino, che il centro-destra locale non ha mancato di definire “propaganda irresponsabile, spot politico, scoop teso a modificare la struttura sociale della città”, ha finalmente offerto nuova linfa ai rinsecchiti bouquet che decine di coppie gay coltivano nel limbo dei sogni irrealizzabili.
Dopo Chiamparino è toccato a Flavio del Bono, primo cittadino di Bologna del Pd, fare i conti con la cerimonia bollente con l’invito, cortese ma fermo, a celebrare l’unione simbolica tra Maurizio Cecconi e Tomas Kutinjač, una solida coppia da 3 anni. A dare man forte a Cecconi anche le parole di mamma e papà: “saremmo felici di vedere dato a nostro figlio lo stesso diritto che hanno gli altri nostri figli eterosessuali: essere una coppia riconosciuta a tutti gli effetti dallo Stato. Comprendiamo che ciò non dipende da Lei. Ugualmente, Lei potrebbe dare un segnale importante, seguendo l’esempio del Sindaco di Torino”. Il loro appello si è purtroppo infranto contro un irremovibile Don Abbondio… ehm, volevo dire Del Bono, che senza mai pronunciare parole scivolose come “matrimonio gay”, in perfetto stile Pd, ha dichiarato: “purtroppo manca ancora una legge nazionale che, come avviene in altri grandi Paesi, garantisce la parità dei diritti e della dignità alle coppie gay e lesbiche”. Cecconi comunque rimane ottimista: “Non sono pessimista: al nostro gesto ne seguiranno altri in diversi comuni finché i sindaci capiranno che devono risponderci sì”.
La previsione si è avverata e meglio dell’influenza A, il “virus Chiamparino” ha incominciato a mietere vittime tra illustri primi cittadini. A Savona Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia, che stanno vivendo un calvario matrimonialistico che fa discutere la cittadina ligure da oltre due mesi, hanno incontrato il sindaco per spiegare le loro ragioni mentre a Casalecchio, in provincia di Bologna, due donne, conviventi con un figlio,  si sono scontrate con il Don Abbondio locale, che nel Pd ha il dono dell’ubiquità, e cioè il sindaco Simone Gamberini, il quale ha giustificato così il proprio rifiuto a celebrare le nozze: “Finché ci sarà una legge che vieta il matrimonio gay io devo applicarla anche se non la condivido”.
Ai sindaci, nessuno escluso, pare essere sfuggito che, ad oggi, la legislazione italiana non contiene nessun divieto al matrimonio gay e, ancora, che il primo dicembre è entrato in vigore in Italia il Trattato di Lisbona, che fa propria la Carta di Nizza, che garantisce a tutti il diritto di sposarsi senza alcun riferimento al sesso dei coniugi.
Ribadirlo direttamente ai primi cittadini non può fare che bene devono aver pensato a Gay.it prendendo il bouquet al volo e lanciando la campagna “Mille Chiamparino”, “tre semplici passi” per chiedere al proprio sindaco “una cerimonia simbolica” o almeno, aggiungiamo noi, dargli più di un grattacapo. Tra i primi a partecipare Davide Buzzetti e Gianluca D’Amico di Grosseto che hanno incassato il favore dal vicesindaco della cittadina. “E’ un’iniziativa simbolica, di visibilità”, ci spiega il responsabile di Gay.it Alessio De Giorgi, “in un momento nel quale si parla troppo poco di coppie di fatto, soprattutto a livello locale. Da questa legislatura non possiamo aspettarci nulla, almeno cerchiamo di tenere alto il dibattito”.
E tenere alto il dibattito è particolarmente urgente perché il matrimonio gay cova in Corte Costituzionale che  a breve si pronuncerà sulla sua fattibilità con la legislazione vigente oggi in Italia. Francesco Bilotta, della rete Lenford, associazione che ha portato numerose coppie gay in tribunale per rivendicare il proprio diritto a sposarsi, è entusiasta dell’iniziativa: “C’è urgente bisogno che i cittadini si rendano conto che due persone dello stesso sesso possono fare famiglia. Ho l’impressione che chiedere ai sindaci di sposarsi sia un salto di qualità nella battaglia per il matrimonio: i cittadini omosessuali si rivolgono direttamente alle istituzioni di riferimento che non possono fare finta di niente o che il problema non esista”. Quindi sotto a chi tocca. (Pubblicato in “Pride”, n. 127, gennaio 2010, p. 12 con il titolo “Sindaco, ci dica sì”)

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