I pride del 2001

Quest’anno per la sfilata e le manifestazioni dell’orgoglio gay sembra profilarsi la necessità di flussi di migrazione su e gù per lo Stivale.

Uno scatto dal pride di Milano del 2001.

Gay Pride si ricomincia e il clima è già surriscaldato. Dopo la marcia trionfale dell’anno scorso e dopo aver dimostrato la nostra incapacità di sfruttarla politicamente, e ancora dopo le dichiarazioni di aperture ai gay “gracchiate” dal palco al Circo Massimo dimenticate subito dopo esser state proferite, quest’anno ci riproviamo in grande stile, non un solo Pride bensì quattro. Milano, Verona, Catania e Roma ospiteranno infatti il Gay Pride 2001.

Date ed eventi sono ancora ben lungi dall’essere definite, ma già si intravedono, per ogni Pride alcune linee guida.
Il capoluogo della Lombardia, si è attivato per primo per raccogliere l’eredità, o le spoglie, del World Pride di Roma e ha costituito un coordinamento che raccoglie undici realtà diverse della militanza gay, lesbica e trans milanese sotto il nome, nemmeno troppo fantasioso, di “Arcobaleno”. Arcobaleno ha presentato il suo programma in una conferenza stampa tenutasi il 3 marzo scorso.

Milano, negli intenti degli organizzatori, dal 6 al 23 giugno prossimo sarà un fiorire di iniziative culturali e ludiche in chiave gay tese a proporre alla collettività le nostre problematiche e le nostre rivendicazioni. Non mancherà la parata dell’orgoglio gay che, autorizzazioni permettendo, sfilerà nelle vie cittadine e si concluderà con uno spettacolo musicale alla Cascina Monlué.

La scelta del capoluogo lombardo, come dice Sergio Lo Giudice presidente di Arcigay Nazionale, è vuole «dimostrare che Milano è una città aperta, libera, capace di rispettare chi è diverso. Per questo motivo vorremmo che il sindaco Albertini sfilasse con noi, magari con la fascia, visto che questa manifestazione è contro le discriminazioni e riguarda quindi tutti i cittadini». Albertini a parte, di fatto, la più grossa metropoli del Nord Italia non ospita da vent’anni iniziative gay di portata nazionale e finalmente, grazie al lavoro di Arcobaleno, c’è la volontà di terminare questa grave latitanza.

Durante un informale incontro con gli esponenti di Arcobaleno, tenutosi presso la libreria Babele, abbiamo avuto maggiori informazioni rispetto al programma delle singole manifestazioni culturali che, dobbiamo sottolinearlo, rimangono, per ora, semplici dichiarazioni di intenti e si svolgeranno solo se si reperirà un’adeguata copertura economica.

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Così il CIG (Centro Iniziativa Gay Milano) presenterà il festival di cinema gay e lesbico e una rassegna teatrale; Arcigay Nazionale dovrebbe organizzare una conferenza in collaborazione con l’ILGA sulle leggi antidiscriminatorie in Europa; Arcilesbica Nazionale vorrebbe svolgere una grossa iniziativa su autoinseminazione, genitorialità gay e adozioni. Non mancano le proposte del Guado, del JOY (Gruppo universitari gay della Statale di Milano), dei Cods milanesi (Coordinameno degli omosessuali democratici di sinistra) del Glo (gruppo liberazione omosessuale militanti in rifondazione comunista) e di molti altri gruppi. Speriamo che tutti i “condizionali d’obbligo” utilizzati fino a qui non rimangano tali e di poter avere al più presto un programma chiaro e definito.

Arcobaleno, il suo piccolo successo l’ha già ottenuto. Addirittura prima della presentazione ufficiale alla stampa dell’evento, la sola illazione che un Pride sarebbe stato organizzato a Milano ha fatto intervenire Pierfrancesco Majorino, coordinatore dei Ds Milano, e Franco Mirabello, consigliere comunale Ds pronti ad appoggiare, almeno morlamente, l’iniziativa: «La scelta di organizzare il Gay Pride del 2001 a Milano è importante e positiva. Sarà l’occasione per rimettere i temi delle libertà e dei diritti al centro della politica in una città in cui il governo del centrodestra è profondamente segnato da spinte che tendono a emarginare le diversità, ridurre gli spazi di libertà, considerare l’omologazione un valore, escludere tutto ciò che non si ritrova in una idea di ‘normalita’ pretestuosa e pregiudiziale”. Non sono mancate anche le voci contrarie all’evento come quella di Piergianni Prosperini, consigliere comunale e regionale di An: «È l’ennesima mancanza di buon gusto della canaglia cattocomunista. Se vogliono essere diversi lo facciano pure, ma nelle loro alcove». E aggiunge: «Si vuole porre l’omosessualità come un esempio e un modello. Mai e poi mai le amministrazioni devono dare il patrocinio a chi non si adegua alla morale e all’etica italiana».

Dopo la conferenza stampa di Arcobaleno gli esponenti dei troppi gruppi politici che occupano la scena milanese si sono addirittura scatenati in un parapiglia di dichiarazioni del tutto simili a quelle già ascoltate nel 2000 a Roma.

Per la Lega Lombarda, l’onorevole (?) Roberto Calderoli, che non pare brillare quanto a facoltà intellettive, dice: «E se facessimo una contro manifestazione etero e poi ci contassimo?». E precisa: «Non abbiamo niente contro l’omosessualità come scelta personale […] Un bambino deve crescere con un padre e una madre, quindi siamo contrari alle adozioni a gay o lesbiche. Siamo contrari ai cortei, alle marce, a queste ostentazioni pubbliche dei propri gusti sessuali, le manifestazioni narcisistiche che vogliono provocare e scandalizzare e finiscono per essere carnevalate goliardiche e di dubbio gusto».

I forzisti sono Pride-dubbiosi come ci fa capire Guido Manca: «il centrodestra è certamente per la libertà di ogni espressione. Detto questo, al nostro interno esiste una forte componente cattolica a cui va il nostro massimo rispetto. Ripeto: la vedo problematica» e Sergio Scalpelli, assessore dimissionario allo sport e ai giovani di Forza Italia afferma: «Sono favorevole al Gay pride a Milano come lo ero l’anno scorso per la manifestazione a Roma». I Cattolici intanto scuotono la testa. Riusciranno a rendere anche Milano una città Santa? Staremo a vedere.

Degli altri tre Pride abbiamo poche notizie. Si sa soltanto a Verona il gruppo Pink scenderà in piazza il 9 luglio e che la manifestazione sarà inserita nel calendario delle manifestazioni milanesi.
Catania, come tutti gli anni, manifesterà il 28 giugno con un Pride regionale. Su Roma, ormai Pride rodata, le bocche sono cucite. Si parla comunque di una settimana di eventi dall’1 al 7 luglio per l’International Gay Pride, ma la cosa, non ha fino ad ora, avuto le necessarie conferme.  (Publicato in “Babilonia”, aprile 2001, p. 16, con il titolo “Progetti Pride”).

Stefano Bolognini ⋅

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