Evviva la neve

Il nuovo libro di Delia Vaccarello racconta le vite di trans e trangender. Arcigay l’ha intervistata.

Evviva la neve è la nuova fatica letteraria di Delia Vaccarello, giornalista de l’Unità, scrittrice e militante per i diritti di gay, lesbiche e trans. Il testo, edito da Mondadori, riempie il vuoto che circonda il fenomeno del transessualismo e porta alla luce una realtà poco indagata dai media, troppo occupati nell’associare le transessuali e i transessuali a prostituzione, trasgressione e proibito. Delia, racconta storie di vita comuni, seguendo, con delicatezza, il percorso prima, durante e dopo l’intervento di riassegnazione di genere, tra sofferenza e speranza, in un incontro-confronto, finalmente vero.

Delia, senza anticiparci troppo, che cosa racconti nel tuo nuovo libro?

Racconto il viaggio di molte persone transessuali che provano disagio verso le loro parti sessuate ed incominciano approdano alla operazione o a un diverso equilibrio.
Porto il lettore per mano dove non immagina e, a partire da un letto di ospedale vado via via a ritroso nell’adolescenza nei ricordi, negli affetti e nelle relazioni di molti di loro. Apro anche una finestra, grazie a Gigliola Toniollo e Salvatore Marra della Cgil, sulle difficoltà nel mondo del lavoro e sulla legislazione.

Tratti un tema non facile e poco percorso dagli scrittori italiani…

… Luxuria all’Isola dei famosi, Gabriele Dario Belli al Grande Fratello: hanno avuto e hanno entrambi un grande seguito mediatico e non. Siamo certi che sia un tema “difficile”? “

L’immagine delle persone transessuali è brutalizzata dai media. Raccontare la loro realtà al di là del pregiudizio è difficile.

Per questo ho cercato di trasformarmi, di mettermi in ascolto. Ho assistito personalmente, per cinque ore, ad un intervento di falloplastica in sala operatoria. Il libro è un ponte tra inchiesta giornalistica e le anime che racconto. Elias Canetti ci suggerisce di cambiarci negli altri per provare cosa sentono realmente. Io ho cercato di trasformarmi in una persona transessuale.

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Proprio in sala operatoria sono rimasta stupefatta mentre scrivevo, perché trovarsi nelle situazioni fa la differenza. Ho visto una persona con un corpo bello e sano che con tecnologie sofisticate e molta sofferenza adeguava il suo corpo al suo sentire.
Ho ascoltato e raccontato uomini e donne che, a livello mediatico, sono catalizzatori di pregiudizi, hanno un immagine degradata e sono fatti a pezzi e ridotti a pene, seno o mera prostituzione. Dietro quell’immagine inquietante c’era una realtà fatta di bellezza che ci insegna la sessualità che non si riduce solo al corpo.
Racconto una realtà lontanissima dalla trasgressione. Parlo di un informatico, una dottoressa della mutua, un parrucchiere, un’impiegata… dov’è la prostituzione?

Nel tuo testo c’è spazio per la gioia?

Non è un caso che il tutolo del libro sia “evviva”, un’espressione di tripudio, ma quello che racconto non si situa nel “e vissero felici e contenti”.
Racconto una gioia recuperata in molteplici rinascite. E’ una felicità che si conquista risvegliandosi dopo l’operazione o ricostruendo un nuovo equilibrio. E’ la gioia e il terremoto del coming out di figli che si raccontano ai genitori e di genitori che si raccontano ai figli.

In Evviva le neve c’è anche Arcigay con Valentina Canepa la camalla del porto di Genova.

Sono stata con Valentina una giornata intera e ho scoperto un ambiente, quello del porto, che l’ha sostenuta molto.
Penso che l’associazionismo abbia ruolo enorme nel testimoniare il viaggio di questi uomini e donne che spesso corrono il rischio di cancellare il loro passato, o almeno il loro punto di partenza. Se cancello il mio passato rafforzo il pregiudizio e le associazioni devono lavorare sul concetto di identità di genere che meglio di qualunque altro aiuta a capire che la costruzione della personalità, del nostro sentire maschio o femmina, non dipende dalla natura o dall’ideologia. Il transessualismo ci aiuta ad interpretare il maschile e femminile senza sessualizzarlo, è un concetto di portata rivoluzionaria.

Come è stato accolto il tuo libro da pubblico e critica?

E’ appena nato, è in libreria dal 14 settembre. La stampa è attenta anche grazia al lavoro di un magistrale ufficio stampa. Credo che il tema sia molto calamitante e che possa destare molti interrogativi a persone che si sono viste bombardare, negli ultimi mesi, da immagini legate alla transessualità anche molto offensive. Conoscere il corpo di un altro, e anche il piacere che provavano, è una finestra su di un mondo sul quale abbiamo informazioni scontate, ma che invece lascia interrogativi su affetto, sessualità e civiltà molto aperti.

Perché “Evviva la neve”?

Perché la neve è morbida e quando si stende su un paesaggio te lo mostra in modo completamente diverso. Il gelo è terribile. I transessuali sperimentano il gelo, ma la loro rinascita comporta l’esultanza della gioia della morbidezza. (pubblicato originariamente su Arcigay.it)

Stefano Bolognini ⋅

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