World pride 2000 a Roma, come ti vorrei

L’attesa del World pride di Roma nel commento di politici e giornalisti della comunità omosessuale italiana.

Arcigay "Orlando" di Brescia al world pride Roma 2000

Quest’anno il World pride si terrà Roma. Notevoli sono l’attenzione e le attese che tale manifestazione sta suscitando. Cosa pensano e che speranze hanno rispetto a tale manifestazione gli esponenti del movimento GBLT e alcuni tra i “nomi noti” del mondo omosessuale? Lo chiediamo direttamente a loro.

Franco Grillini direttore del settimanale On-Line “NOI” (www.noi.it) e presidente di “gaynet”, l’associazione dei giornalisti omosessuali spera: “Che sia una grande e colorata manifestazione per i diritti civili e di libertà dell’omosessualità con un grandissimo rilievo nazionale e internazionale. Mi aspetto che sia una manifestazione
propositiva, capace di far capire a tutti, omosessuali compresi, gli obiettivi del movimento per la costruzione di una vera comunità gay lesbica finalmente e definitivamente ‘visibile’ e fuori dal closet“.

Gli fa eco Deborah Lambillotte presidente Arcitrans che si aspetta: “una grande manifestazione di orgoglio e di visibilità. Spero si possa dare una immagine di forza e di unità nella diversità. I media trattano la transessualità come un fenomeno ‘da baraccone’ per 364 giorni all’anno. Un giorno all’anno vogliamo riconquistare la rispettabilità che ci spetta come transessuali. Abbiamo deciso di sfilare in un troncone separato per ottenere la massima visibilità. Saremo tutte vestite dignitosamente con in mano un cartello con il nostro nome e la nostra professione”.

“Tutti i gruppi lesbici italiani – afferma la presidentessa di Arcilesbica Titti De Simone, “si stanno organizzando per una iniziativa unitaria. Nel corteo ci sarà uno spezzone solo di lesbiche perché ci sembra giusto dare un’immagine di forza, coesione e visibilità. È importantissimo quello che succederà dopo il World Pride. Per questo abbiamo redatto una piattaforma di proposte politiche. Sarà una grande manifestazione, le lesbiche parteciperanno in massa, è anche in progetto un treno lesbico. È il momento di dimostrare forza: noi puntiamo il dito contro le ingerenze della chiesa sullo Stato, sulle schieramento di forze politiche cattoliche che fanno sbarramento in parlamento e sull’ambiguità di parte della sinistra sulla questione diversità”.

Imma Battaglia presidente del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma e organizzatrice della manifestazione vorrebbe “una grande manifestazione, che inviti il Governo ad agire sui diritti civili degli omosessuali e che si faccia leader, insieme ad Amnesty International, della lotta contro la pena di morte. Voglio che il Pride sia una provocazione per l’atteggiamento scandaloso della Chiesa e della destra che attaccano ingiustificatamente chi lotta per i diritti…credo che ci saranno in piazza 200 mila persone”.

Non è d’accordo la Battaglia Giovanni dall’Orto direttore del mensile gay Pride perché pensa che “il Mieli ha trasformato il Pride in una manifestazione ‘non contro il Papa anzi a favore della libertà di religione’ come ha dichiarato di recente la presidente. Mi chiedo solo se sarà possibile convincere e costringere i gay stranieri che verranno ad essere deferenti e adoranti verso il Santo Padre”.

Sergio lo Giudice, presidente Arcigay, non ha voluto rilasciare dichiarazioni a Babilonia. In un suo comunicato stampa comunque dice: “Il Worldpride potrà essere […] un’occasione di confronto, di dialogo, di discussione serena sulla condizione di una parte sociale ingiustamente discriminata e priva, in Italia, di qualsivoglia riconoscimento giuridico.[…] Il Worldpride sarà un grande appello all’Italia e al mondo intero a non chiudere gli occhi di fronte alle legittime richieste di dignità e di inclusione sociale del 5% della popolazione”. Lo Giudice, in un’intervista rilasciata al quotidiano Liberazione nel febbraio 2000, aggiunge: “La Chiesa parla del World Pride come se noi fossimo un movimento anticlericale che vuole portare scompiglio a Roma nell’anno del Giubileo. Ancora una volta ribadiamo che non è così”.

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Lo scrittore Aldo Busi ha un parere diametralmente opposto al presidente di Arcigay: “”Non sento particolarmente la manifestazione, ma penso che dovrebbe essere fortemente laica e anticlericale altrimenti è inutile farla. Le checche italiane sono al 99% cattoliche è come se un ebreo tenesse sul comodino la fotografia di Hitler. Io sparerei agli omosessuali che vanno a messa. Bisogna abbattere la chiesa che è il principale nemico degli omosessuali. Un nemico forte sono gli stessi gay, tutti nascosti e solo capaci di accontentarsi di una ‘sboratina’ al buio di una dark room“.

Ma il Pride sarà o non sarà un con il Giubileo? Lo chiediamo ai candidati dichiaratamente omosessuali per le elezioni regionali dell’aprile scorso.

Mauro Cioffari dei Democratici di sinistra afferma “Il Pride non vuole e non dovrà essere momento di provocazione nei confronti del cattolicesimo, ma sarà un importante momento per l’affermazione della laicità dello Stato e delle istituzioni. Altro è ricordare che parte delle gerarchie vaticane sono responsabili dirette della discriminazione e del disagio che subiscono e vivono milioni di persone lgbt”. Meno chiaro è se quest’”altro” dovrà essere ricordato.

Marco Volante dei Repubblicani e convinto che il pride debba dimostrare che gli omosessuali esistono e  “La manifestazione di Roma avrà il doppio significato di ribadire la piattaforma delle nostre istanze legislative alla Politica e rinnovare la protesta nei confronti di tutti gli integralismi religiosi che portano a sofferenze crudeli quanto palesemente inutili”.

Enrico Oliari candidato per le elezioni comunali di Bolzano nelle liste di Alleanza nazionale propone un pride “serio”: ” alla manifestazione bisognerebbe partecipare in giacca e cravatta”. Quanto al rispetto per il giubileo, Oliari dice: “qualcuno si é apprestato a dire che lo spirito con cui si organizza la manifestazione non é quello dell’anticlericalismo, ma chi ci crede é bravo”.

Tra gli omosessuali di ‘ieri’ Giò Stajano famoso come primo omosessuale dichiarato che l’Italia degli anni sessanta ricordi non ha le idee controcorrente rispetto al Pride: “Cosa rivendicano gli omosessuali? Il diritto di prenderlo nel sedere? In Italia è un dovere che hanno tutti dalla nascita”. Alla spiegazione che gli omosessuali scendono in piazza per ottenere diritti civili dice: “Chi vogliono prendere in giro? La coppia omosessuale è ridicola dopo i primi sei giorni cercano entrambi un terzo e l’adozione è allucinante. Se vogliono alcuni diritti tipo l’eredità è giusto però che manifestino ma devono chiedere contratti sociali”.

Angelo Pezzana, il fondatore del Fuori! (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano), è deciso: “La battaglia per la liberazione degli omosessuali in Italia non può proseguire se non con una presa di posizione chiara e netta contro tutte le forme di clericalismo sia religioso che politico. Se l’occasione del gay pride di Roma sarà indirizzata verso questo obiettivo il risultato non potrà che essere positivo. Non a caso, la scelta di Roma quale sede celebrativa non può non essere indicativa anche di una scelta politica. Senza offese, senza insulti, ma con estrema chiarezza gli omosessuali devono rivendicare il loro pieno, totale, incondizionato diritto alla libertà sessuale che è l’esatto contrario di quello che dicono i clericali”.

Pride laico, pride cattolico; pride gay, lesbico e transessuale: come sarà realmente Pride? (pubblicato in “Babilonia”, giugno 2000, pp. 13-14 con il titolo “Gay pride 2000. Come ti vorrei)

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