Il sesso degli angeli

Come vivono la “prima volta” gli adolescenti omosessuali italiani in questo millennio? Lo chiediamo direttamente a loro.


Entriamo nei letti degli adolescenti gay, le loro prime esperienze amorose ci riserveranno numerose sorprese.

Non essendo sacerdoti che, almeno di questi tempi, sembrano essere molto competenti in materia in prima battuta ci rivolgiamo alle ricerche sociologiche.

Già Alfred Kinsey nel lontano 1949 nel discusso Rapporto sul comportamento sessuale degli uomini stabiliva che il sessanta percento dei ragazzi si dà ad attività omosessuali tra la pubertà e i quindici anni mentre tra i quindici e i diciotto anni la percentuale dei soggetti che compiono atti omosessuali scende al ventisette percento. Il rapporto attestava inoltre che l’età media del primo contatto omosessuale era di nove anni e due mesi.

Solo in anni più recenti la statistica si è dedicata ad indagini esclusive sulla popolazione omosessuale giungendo ad offrire una prospettiva più obiettiva salvo i limiti che lo studio della materia stessa pone.

Nel 1991 un sondaggio dell’Ispes intitolato Il sorriso di Afrodite svolto in collaborazione con Arcigay e indirizzato agli omosessuali italiani ridimensionava i dati offerti da Kinsey. Secondo i ricercatori quasi il quaranta percento dei gay intratteneva il primo rapporto omosessuale tra i sedici e i vent’anni e ‘solo’ il trenta percento tra gli undici e quindici. L’atto aveva provocato sensazioni inequivocabilmente positive alla metà dei soggetti. Ancor più recente, del 2001, la vasta ricerca statistico-sociologica Omosessuali Moderni che indica un’età media di 12,8 anni per il primo rapporto omosessuale anche se incompleto. Secondo i ricercatori si sta abbassando l’età del primo rapporto gay.

Questi dati, che sicuramente offrono materiale interessante a coloro che hanno accantonato il dibattito sull’abbassamento dell’età del consenso e non solo, così snocciolati non ci aiutano ad avere un’idea precisa di com’è vissuto dai giovani il primo rapporto omosessuale. Ascoltiamo allora i diretti interessati.

Grazie ad un forum (sul sito www.gayteen.it) numerosi adolescenti gay mi hanno raccontato, senza reticenze, la loro ‘prima volta’. Dalle loro parole emerge che se da una parte non sono mutate le pratiche strettamente sessuali dall’altra, rispetto al passato, sono mutati i metodi di approccio con il primo partner. Ad una ‘prima volta’ più tradizionale se ne sta affiancando una compatibile con il più moderno mezzo di comunicazione e cioè Internet.

La “prima volta tradizionale” è quella che avviene più frequentemente tra coetanei quando la differenza d’età non è elevata. E’, ad esempio, il caso di Davide, un diciassettenne che vive a Napoli e di Giovanni un mantovano che ha sedici anni. Lasciamo la parola al primo dei due. “Avevo 14 anni, ero in prima superiore. Come è accaduto lo ricordo a malapena, non c’è stata molta passione. Avvenne di mattina, a casa mia, quando i miei erano fuori. Venne a trovarmi un mio compagno di classe, non avevamo scuola, e ci mettemmo un po’ a giocherellare col computer. Passa il tempo e, ad un certo punto, abbiamo incominciato ad ‘esplorarci’ reciprocamente con le mani. Sapevamo dei nostri… gusti, per così dire, quindi andavamo abbastanza tranquilli. Le mani hanno poi lasciato il posto agli attributi maschili…”. Non riporto i particolari che potete evidentemente immaginare.

Proseguiamo con il secondo giovane che ci racconta di essere stato iniziato da un compagno di pallavolo: “Una sera l’allenatore ci ha lasciato le chiavi dello spogliatoio e sono rimasto a lungo sotto le docce con un mio compagno di squadra. Gli altri se ne erano già andati. Ad un certo punto mi ha chiesto di insaponargli la schiena. L’ho fatto e ho incominciato ad eccitarmi. Ero imbarazzato e lui si accorto. Il bello è che era eccitato anche lui. Si è girato ci siamo baciati e…è stato bellissimo lui è molto carino. Purtroppo abbiamo fatto tutto in fretta perché mia mamma mi aspettava fuori in auto”.

Per Marco di Bari, che ha appena compiuto diciassette anni, la prima volta è stata un “colpo di fortuna”. Tre mesi fa è uscito in compagnia con alcuni coetanei: “Avevamo bevuto un po’ tanto. Anzi troppo. Lorenzo mi ha accompagnato a casa a piedi e mentre attraversavamo il parco ha incominciato a toccarmi il culo fingendo di essere gay. Non c’era nessuno e dal culo al resto ci è voluto molto poco. Ad un certo punto ho avuto l’impressione che non fosse per nulla ubriaco…purtroppo dopo quella sera non ha voluto fare più nulla”.

Anche i locali gay possono aiutare ad incontrare il primo amore come è successo a Gabber (questo il suo pseudonimo) un diciassettenne che vive a Imola. Il suo primo rapporto è stato “molto normale…a casa del mio primo moroso che aveva 21 anni ed era di Bologna. Era molto carino. Io avevo sedici anni. Ci siamo conosciuti in discoteca”.

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Questi racconti non esauriscono la casistica ma vogliono essere soltanto esemplificativi, non si contano infatti tra coloro che mi hanno scritto quelli che la prima volta sono stati a letto a tredici anni con l’amico del fratello maggiore “che solo guardandomi ha capito tutto”, con il cugino “ci siamo trovati soli in camera al mare e a me piaceva e io lo attraevo sessualmente”, con il fidanzato della sorella o con il compagno di studi in seminario “nei bagni all’ultimo piano” o, ancora, con l’amico del cuore “a casa sua giocando a judo ci siamo avvinghiati ed eccitati” e chi più ne ha più ne metta.

In alcune occasioni, che si mantengono nell’alveo della tradizione, i giovani intrattengono il primo rapporto con un adulto. E’ il caso di Gioacchino riportato dalla ricerca Omosessuali Moderni. “A dodici anni – racconta il minore – si è creata una situazione…praticamente lui è venuto a casa nostra e io ero solo a casa e ci siamo piaciuti e abbiamo iniziato a scopare”. Lui, “un uomo molto bello”, era un amico del padre di Gioacchino, un quarantenne sposato con figli.
Questi rapporti, come vorrebbe la vasta letteratura pubblicata di questi tempi sulla pedofilia, creerebbero danni psicologici permanenti al giovane. Al contrario, se non forzati, possono essere motivo di soddisfazione per il giovane gay.
Molti giovanissimi, per concludere con la ‘prima volta tradizionale’, intrattengono il primo rapporto sessuale con perfetti sconosciuti. Marco è sardo e ha vent’anni. A tredici ci racconta “ero in spiaggia. E’ passato un uomo. Avrà avuto quarant’anni. Mi ha guardato e l’ho guardato e mi ha fatto cenno di seguirlo. L’ho seguito per curiosità e dietro gli scogli mi ha dapprima accarezzato e poi baciato. Ci siamo abbassati il costume e…Non l’ho più rivisto anche se lo ricordo bellissimo”.

Anche Pietro, un sedicenne di Milano la cui esperienza è riportata nel testo Omosessuali Moderni, è stato a letto la prima volta con un adulto. “Scoprii – racconta il giovane – grazie ad un amico che ci scherzava sopra” che il Parco di Porta Venezia a Milano è frequentato da omosessuali. Dopo aver preso il coraggio continua: “Prima di cena, appena faceva buio, ci sono andato e mi sono messo su una panchina. Dopo dieci minuti si avvicina un tipo, facciamo due parole, io agitatissimo proprio e, a un certo punto, cominciamo a metterci le mani addosso e poi ci appartiamo e facciamo tutto quello che dovevamo fare. Io chiaramente ero lì molto agitato da questa cosa. Insomma era la prima esperienza”
Galeotto fu un luogo di battuage anche per Alessandro, un diciannovenne di Brescia: “Stavo tornando a casa verso sera e nel boschetto dietro una spiaggia del Lago di Garda un uomo stava pisciando. Nel passare gli ho guardato il cazzo forse più di una volta. Lui mi ha chiesto se mi piaceva. Non so come ma gli ho risposto di sì. Mi ha detto che potevo accarezzarlo se volevo. Ci siamo allontanati dal sentierino. Sono tornato a casa con la luna alta. Felice”.

La netta maggioranza di coloro che mi hanno scritto si dicono assolutamente soddisfatti del primo rapporto o “perché lui era bellissimo” o perché “non ho mai visto un cazzo così enorme” o perché “avevo una voglia incredibile” o ancora perché “lui è stato molto tenero” e altro. Alcuni non sono del tutto soddisfatti, le sfumature sono varie e c’è un solo caso di deluso per un rapporto forzato e altri per motivazioni che paiono più futili come “non mi piaceva ma era l’unico che ci stava”, “ero ubriaco fradicio”, “se non me lo ricordo probabilmente non ne sarà valsa la pena”, “spero che il mio prossimo patner abbia il pene più piccolo!” e così via.

Ma veniamo alla novità. Molte lettere tra quelle pervenutemi grazie al forum indicano che accanto a questo approccio consolidato se ne sta affiancando prepotentemente un altro. Tanti giovani gay si conoscono e intrattengono il primo rapporto sessuale con altri omosessuali incontrati grazie ad Internet. Ne ricaveranno degna soddisfazione?
Provo a contattare alcuni di questi adolescenti. Il mio esordio non è dei migliori. In un luogo virtuale che mette in comunicazione diretta i giovani gay tra loro dico di essere un giornalista e chiedo se qualcuno è disponibile a raccontarmi la sua prima volta. Casco male. Interviene un giovane che mi scrive: “Vuoi segarti? (masturbarti, ndr.)”. Capisco che per gli adolescenti gay ‘informatizzati’ è una pratica comune raccontarsi le proprie esperienze erotiche per masturbarsi davanti al computer. Affino la tecnica di abbordaggio e le testimonianze, dapprima reticenti, incominciano ad emergere.

Narciso, questo il suo pseudonimo in Internet, un veneto di diciotto anni mi racconta che: “La prima volta avevo diciassette anni e lui 26. Abbiamo chattato (parlato in Internet come sto facendo io con lui, ndr) circa un mese ci siamo incontrati. Insomma ci siamo piaciuti. Siamo andati in macchia vicino ad un fiume. Ci stavamo coccolando in macchina, sai io amo le coccole, le carezze e i bacini…così siamo scesi dalla macchina lui si è sdraiato sul cofano (a mo’ di film porno)…chi si è girato sono stato io…all’inizio mi ha fatto un male cane però è stato bello…poi…ci siamo rimessi in macchina e ci siamo abbracciati forte forte e lui mi ha detto ‘ti amo’. Che tenerooooooooo!”. I due non si sono messi insieme perché Narciso era interessato ad incrementare il numero della sue conoscenze in Internet. Giuseppe ha la stessa età di Narciso ma è di Milano. Un anno fa ha incontrato un diciottenne sardo in chat e dopo essersi visti alla Smau e corteggiati ha preso l’aereo, “Per una vacanza con un amico ho detto ai miei”, per Cagliari. Lì “in una camera su di un letto matrimoniale ha avuto il mio primo rapporto. Sono state le due settimane più belle della mia vita”.

Alberto ha 18 anni ed è di Torino. Ecco la sua prima esperienza: “Mi sono fidanzato con uno di 24 anni di Aosta, e lo conoscevo solo di chat e di foto (in Internet ci si può scambiare la propria fotografia, ndr). Sai…ero ancora inesperto e ingenuo…17 anni appena alla scoperta di questo bel mondo.. quando poi sono andato da lui e ci siamo visti per la prima volta ho fatto tutto in un colpo solo. Quel giorno ho dato il mio primo bacio ad un ragazzo, primo pompino, prima scopata completa. Fine”. Gli chiedo se è soddisfatto e mi risponde: “Mi è piaciuto ma la prima volta non avevo termini di paragone, poi piano piano ho visto che potevo avere di meglio e allora… olè!”. Infine Alberto commenta deciso: “Non do il minimo valore alla prima volta…le volte migliori sono sempre quelle dopo!”.
Diametralmente opposte le dichiarazioni di Rilke19 di Monza: “Io avevo 18 anni e mezzo, lui 20. Ci siamo incontrati in chat. Il giorno dopo siamo andati in un bar vicino al suo ufficio e poi siamo andati nel suo ufficio. Diciamo che sinceramente non so neppure io perché ci sono andato mi sono lasciato travolgere dagli eventi e si è fatto sesso”. Non è soddisfatto perché “mi sono lasciato trasportare e sinceramente il tipo non è che mi piacesse molto, non era assolutamente la persona giusta. Immaginavo una prima volta un po’ più sentita e un po’ romantica. Lo scenario non era l’ideale. Poi però ci sono state altre volte molto migliori!”.

Anche Cucciolo16, di sedici anni, ebbe un’esperienza simile: “Lui era alto, moro, palestrato, fisico carino e sui trent’anni ma nulla di eccezionale. Io ne avevo quattordici e l’avevo conosciuto in chat. Ci siamo incontrati in centro a Padova in un luogo abbastanza frequentato. Abbiamo girato un po’ e siamo andati in un posto più tranquillo e dove ci siamo baciati. Dopo di comune accordo siamo andati a casa sua che naturalmente era libera e lì abbiamo bevuto qualcosa, poi siamo andati in camera sua e se hai un po’ di fantasia puoi immaginare quello che è successo”. Non è soddisfatto ma “avendo uno spirito ottimistico penso che sarebbe potuta andare peggio!”. Dopo quella esperienza: “Ebbi un altro incontro al solo scopo sessuale e da lì smisi di cercare gente del genere. Ora ho incontrato qualcuno da amare e per costruire qualcosa insieme. Sono fidanzato con uno splendido ventitreenne”.
Ci prendo gusto e chiacchiero con molti giovanissimi. Capisco che il loro primo rapporto avviene dopo una fase interlocutoria durante la quale cercano, nei limiti che il computer offre, di conoscere e di scegliere tra numerose possibilità e a seconda dei gusti qualcuno da amare. Parlano a lungo, si scambiano lettere e fotografie alcuni arrivano pure a vedersi attraverso microtelecamere e a parlarsi per telefono. Poi vinte le reticenze, come per Rilke19 basta una sola sera, si incontrano e come molti di loro mi hanno ripetuto ‘accade quel che deve accadere’.

Parlando con loro ho la netta sensazione che questi giovani siano coscienti di essere omosessuali e che molti non limitino la visibilità ad Internet. Alcuni mi chiedono di pubblicare la loro fotografia ma non posso accontentarli sono minorenni e la legge pretende una dichiarazione scritta dei genitori.

Unica nota dolente che emerge è lo scarsissimo uso che fanno di precauzioni. Si contano sulla punta delle dita quelli che acquistano regolarmente profilattici e la prima volta è un salto nel buio: “Mi sono girato io chi lo prende non corre rischi vero?” mi chiede un giovanissimo…

Ma lasciamoci questa stonatura alle spalle e diamo la parola conclusiva a Mauro di diciannove anni: “Avevo quindici anni, lui ne aveva ventuno. Io stavo a Brescia lui a Roma. Ci siamo conosciuti in Internet e ci siamo fidanzati dopo poco. Ho preso il treno per Milano, era la prima volta che lo prendevo da solo, e lì ci siamo incontrati. A casa di una sua amica abbiamo fatto l’amore. Anche quella era la prima volta. Avevo una voglia incredibile. Ti rendi conto che avevo già quindici anni?”. (Pubblicato in “Babilonia”, giugno 2002).

Stefano Bolognini ⋅

5 commenti

  1. Alessandro

    Penso che scrivere che un preadolescente omosessuale intrattenga rapporti con un pedofilo e poi affermare che non ci siano danni è un pò forte.Non serve a nulla scrivere esperienze così ambigue ,non è un bel modo di affermare la propria esistenza di omosessuali!Quindi ritengo che ci siano errori gravissimi ,perchè questo articolo è zeppo di morbosità,una sorte di Melissa P gay .Inutile scialbo ,morbosamente-pridianoi e fottuto

  2. Michele

    Leggere un articolo del genere è allarmante ,le esperienze sono di un ambiguità enorme e spaventosa .Cosa significa ,nell alveo della tradizione?Avere un rapporto sessuale con un minore ,anche se il minore è consenziente può arrecare danni.Questo articolo ,morboso e fintamente sporco ,è un inutile grido liberatorio verso una società omofoba.Ma non serve a nulla scrivere codeste cose ,se non ad alimentare l’omofobia ,l’esperienze sono ambigue e si parla di ragazzi giovanissimi .Ciò può influenzare anche le giovani menti che lo leggono ,e poi buona parte dei gay che conosco non mi hanno mai raccontato cose del genere ,ma saranno vere?

  3. Robmyu48

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