Matrimonio gay, tu chiamala se vuoi schiavitù

Rosy Bindi Foto Stefano Bolognini 2011 500x750
Rosi Bindi

Il matrimonio tra persone dello stesso sesso realizza la democrazia nella sua forma più piena, garantendo l’uguaglianza sostanziale tra cittadini eterosessuali e omosessuali. Un principio che, nella sua semplicità, sta tuttavia generando nei partiti politici distinguo, retromarce e cortine fumogene che un Paese che si definisce democratico come l’Italia non dovrebbe permettersi.

Per comprendere la natura del dibattito, invitiamo i nostri politici — che solo oggi sembrano risvegliarsi da un lungo sonno dogmatico sugli affetti delle persone omosessuali — a sostituire, nelle loro dichiarazioni pubbliche, l’espressione “matrimonio gay” con “abolizione della schiavitù”. Si tratta infatti di un altro tema etico che, al pari del matrimonio egualitario, riguarda il riconoscimento dell’uguaglianza tra esseri umani.

In questo senso, il centro-sinistra italiano, e in particolare il Partito Democratico, si esprime attraverso posizioni articolate e talvolta contraddittorie. Si va da Virginio Merola, sindaco di Bologna, che afferma: “sì all’abolizione della schiavitù, ma l’urgenza sono i tagli”, a Pier Luigi Bersani, per il quale definire “schiavista” chi si oppone al provvedimento sarebbe “indecente” e “segno di un maschilismo e di una volgarità di cui pensavamo Berlusconi avesse dato miglior prova”.

Per Fioroni, che si dichiara “vincitore morale”, “non aboliremo la schiavitù… partita chiusa… questo fa fare un passo avanti ai diritti e blocca le speculazioni e le strumentalizzazioni”. Rosy Bindi, dal canto suo, rivendica che “tra me e il segretario sul tema dell’abolizione della schiavitù non c’è nessuna divergenza… lo voterò alle primarie”.

Di fronte a queste posizioni, le interpretazioni sono due: o il partito che si definisce democratico ha perso la bussola, oppure sta affrontando con reale ambiguità un tema fondamentale per la democrazia sostanziale. In ogni caso, un partito contrario all’uguaglianza nei diritti civili non può aspirare credibilmente a governare il Paese.