
A Roma, nella splendida basilica tardo barocca dei Santissimi Ambrogio e Carlo, una bacheca distrae turisti e fedeli rendendo disponibili opuscoli gratuiti tra i quali il rumoroso: “Conviene il PACS? Non è necessario, anzi è dannoso”.
L’elegante volantino, in estrema sintesi, pontifica: “la coppia omosessuale non crea famiglia”, i PACS approvano “un comportamento deviante” e conclude che le “unioni omosessuali sono nocive per il retto sviluppo della società umana”, anche perché incoraggiano la “persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura cercare un partner…”.
E questo è solo l’inizio della discesa agli inferi: la crociata cattolica contro la famiglia gay è condotta a tutti i livelli di Santa Madre Chiesa, e al rullo di tamburi quasi quotidiano dei vertici delle gerarchie ecclesiastiche segue repentina la carica dell’esercito cattolico con gruppi, associazioni, bollettini parrocchiali, case editrici, oratori e parrocchie.
Giornali parrocchiali e siti internet, l’artiglieria leggera, sparano davvero pesantemente. Ecco qualche perla omofoba, ripresa a campione dalla bibliografia tanto vasta quanto impossibile da riportare integralmente per la sua biblica vastità.
Nel marzo 2006 il “Bollettino Salesiano” pubblicava un contributo di don Giovanni Russo, direttore della Scuola di specializzazione in Bioetica e Sessuologia dell’Istituto Teologico San Tommaso di Messina: “I PACS manifestano una forte fragilità dal punto di vista dei significati e del legame di coppia. Le unioni di fatto, come i PACS, anche in una sola prospettiva umana (!) sono legami moralmente problematici, provvisori, che indicano una relazione dove al centro non ci sono la famiglia, i figli e le altre persone ad essi collegate (nonni, zii, ecc.)”.
I tiratori scelti del bollettino della parrocchia della Madonna del Granato di Salerno considerano l’omosessualità un “lupo astuto e pericolosissimo che si nasconde dietro la maschera rassicurante del luogo comune”.
“Quando poi a questa miseria umana – continua il violento contributo pubblicato nel 2001, che attinge da munizioni riprese dal giornale cattolico La Via del febbraio 2000 – si aggiungono la rivendicazione, l’ostentazione, la pretesa di uno status giuridico, allora il male si moltiplica perché grande è lo scandalo che si semina nel cuore di molti innocenti”. Ma il lupo non era una specie protetta in Italia?
Il sito della parrocchia dei Santi Guglielmo e Pellegrino di Foggia pubblica una lunga serie di no alla famiglia gay: “manca la dimensione coniugale, che rappresenta la forma umana ed ordinata delle relazioni sessuali. Esse, infatti, sono umane quando e in quanto esprimono e promuovono il mutuo aiuto dei due diversi sessi nel matrimonio”, mentre sul sito Arezzo Giovani un reverendo risponde a un giovane che si chiede perché la Chiesa ce l’abbia tanto con i gay: “Caro figliolo, cerca di vedere l’omosessualità e il sesso snaturato come una cosa che fa male all’anima e al corpo, prova ad astenerti, confessati, prega, ricevi Gesù Eucaristia e troverai una gioia e una serenità infinita”.
Gli effetti? Nel febbraio 2008 i carabinieri sono intervenuti all’oratorio Padri Sacramentini (Orpas) della parrocchia di Sant’Angela Merici di Milano a difesa di Vittorino, un 21enne tiranneggiato al grido di “omosessuale” da un branco di adolescenti. Alberto Ruggin, corista, viene cacciato dal coro parrocchiale di Este, comune in provincia di Padova, perché partecipa alla trasmissione TV “Ciao Darwin” nella puntata “etero contro gay”. Solo l’anno scorso padre Roberto Benvenuto si rifiuta di ospitare film a tematica gay in concorso per il Queer Lion al cinema parrocchiale Aurora di Marghera, regolarmente affittato con contratto dagli organizzatori.
Non sono a salve poi i colpi di mortaio degli editori cattolici. E anche qui ci sarebbe da perdersi.
La Casa Editrice San Paolo (a cui va aggiunta Ancora, che ha appena pubblicato “Voglio una mamma e un papà”, un testo trivialmente pre-scientifico sulla genitorialità gay) dà alle stampe armi psicologico-terapeutiche di massa come “L’abc per capire (e curare, aggiungiamo noi) l’omosessualità”, con la promozione dalle frequenze di Radio Maria.
Le riviste patinate sono tutte schierate contro i gay: “Famiglia Cristiana”, “Jesus”, “Vita Pastorale”, “Madre”, “Club 3 – manifesto per la Terza Età” lanciano proiettili teologicamente sofisticati.
Spicca tra tutti il contributo pubblicato da “Famiglia Oggi”, un dossier esplosivo sulle nuove unioni: “le unioni omosessuali, come qualsiasi altra forma di ‘compagnia’ o di ‘convivenza’, non possono rivestire una dimensione sociale paragonabile a quella del matrimonio e della famiglia; esse, pertanto, non toccano l’interesse pubblico”, che riprende, denotando un problema di approvvigionamento delle munizioni nonché scarsa fantasia, il mensile “Sì alla vita” del Movimento Italiano per la Vita.
“Studi Cattolici”, periodico di cultura aperto al dialogo con la società moderna, si limita a pubblicare e ripubblicare il peggio di van den Aardweg e Joseph Nicolosi, pseudoterapeuti convertitori di omosessuali in eterosessuali, mentre su “Sempre”, mensile dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, il direttore don Oreste Benzi, nel gennaio 2000, si lasciava sfuggire: “Comunque anche a coloro che non hanno fede dico che è bello essere maschi, essere femmine, e accettarsi come dono stupendo di Dio. L’invertito deve prendere coscienza di sé e raddrizzarsi, come dice la parola, e rimettersi in cammino”.
All’artiglieria antigay segue la carica della cavalleria neotemplare, ben radicata su tutto il territorio nazionale, con un’infinità di plotoni: l’associazionismo cattolico. Nonostante il Family Day sia stata la loro Caporetto, superata nei numeri dal Gay Pride romano del 2008, non si danno per vinti.
Le ACLI, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, il 13 gennaio 2007 entravano ufficialmente in battaglia contro la manifestazione pro-PACS di Roma: “Così si attacca l’articolo 29 della Costituzione che tutela la famiglia fondata sul matrimonio”.
Paiono intrepidi quelli del Movimento Cristiano Lavoratori, il cui presidente Carlo Costalli parlava di “politica senza idee”, mentre Carlo Casini del Movimento per la Vita, il Moige e il Forum delle Associazioni Familiari ribadivano posizioni contro le unioni di fatto. Manovra riuscita: il PACS non è nel programma di centro-sinistra.
Se la prende invece con i genitori gay Marco Griffini, presidente dell’Associazione Amici dei Bambini, mentre il presidente dell’Associazione docenti cattolici Alberto Giannino sosteneva tesi fortemente critiche sull’omosessualità, con il supporto di vari movimenti e associazioni cattoliche.
Il reggimento più consistente, quello con maggiore potere economico, si mimetizza nelle file di Comunione e Liberazione, il cui braccio finanziario è la Compagnia delle Opere. “Tracce”, bollettino ciellino, nel novembre 2005 pubblicava una doppia intervista sui PACS.
Le posizioni contrapposte evidenziavano da un lato la necessità di definire il concetto di famiglia e dall’altro la difesa della parità e del riconoscimento giuridico delle relazioni.
I ciellini sono in concorrenza con il battaglione di Azione Cattolica, mentre la Caritas ribadisce posizioni sulla famiglia tradizionale.
Tralasciando le posizioni dell’associazionismo integralista, si arriva infine alle posizioni politiche e associative più ampie, fino alle resistenze parlamentari e ai movimenti laici e LGBT.
Restano anche numerosi gruppi cattolici LGBT, spesso invisibili, e individui che vivono in tensione tra fede e identità, in un quadro sociale ancora fortemente conflittuale.