
Ricerca condotta dalla Unità Socio-Sanitaria Locale n. 75 di Milano nel 1988.
I tre ricercatori (Barbara Bertani, Antonella Castelbarco, Ornella Furlani) relazionano su alcuni incontri sulla tematica della sessualità tenuti con adolescenti di alcune scuole superiori. Scontati i risultati, che esprimono tutta l’ignoranza dei giovani in tema di sessualità e che risultano particolarmente allarmanti quando riguardano le malattie sessualmente trasmissibili.
Il saggio afferma la necessità di parlare di omosessualità nelle scuole, “in quanto è un fenomeno largamente diffuso che può, in taluni casi, suscitare comportamenti intolleranti in coloro i quali non possiedono una sufficiente informazione sull’argomento”.
L’omosessualità suscita imbarazzo negli adolescenti e non è chiaro ai giovani da dove derivi. L’omosessualità femminile è ancor meno conosciuta e comprensibile. I giovani non ricevevano, a differenza di oggi, alcuna informazione sull’omosessualità dalle famiglie e, i maschi soprattutto, tendevano a parlarne tra loro in modo scherzoso e superficiale.
Il gruppo oggetto d’indagine ha individuato in una persona omosessuale la figura più adatta a parlare di omosessualità nelle scuole. Dal 1990 in poi si sono avuti i primi timidi tentativi di gruppi Arcigay di tenere conferenze.
Altri giovani non volevano una persona omosessuale, convinti che sarebbe stato per essa ingiusto dover giustificare le ragioni del proprio orientamento. Alla fine, i giovani hanno individuato nel medico e nello psicologo le persone ritenute più adeguate a parlare di omosessualità.
La sessualità tra fantasia e realtà
Autori: AA.VV.
Edizione: Franco Angeli, 1990
Pubblicato originariamente in culturagay.it.