…Gridano vergogna al cospetto dei gay

“W la libertà di eliminare i finocchi”, “Queste disposizioni sono bestiali”, “Pena di morte”, “Perversione”, “non cognoscono la puzza e la miseria nella quale essi sono” rammentano “curiose” definizioni di come l’omofobia si sia espressa. In ordine di citazione provengono da una scritta sui bagni dell’Università di Milano, da un testo di Aristotele, da un attuale codice penale degli Emirati Arabi, dalla Nuova Enciclopedia Rizzoli Larousse del 1989 e da una predica di Santa Caterina da Siena.

Paolo Pedote e Giuseppe Lo Presti si sono “divertiti” a raccogliere, catalogare e ritrascrivere centinaia di citazioni simili a queste e le hanno pubblicate nel testo Omofobia. Il pregiudizio anti-omosessuale dalla Bibbia ai giorni nostri, edito da Stampa Alternativa. Un viaggio nell’orrore? Sì: orrore, ignoranza, pregiudizi, violenza e morte sono tra le caratteristiche di ciò che è stato detto di noi nella storia. Ma se tutti i giorni avvertiamo il peso millenario della più bieca ignoranza che grava sulle nostre spalle, ha senso rileggere il peggio che è stato detto di noi? Ancora una volta sì. Leggendo quelle parole possiamo spiegarci le ragioni di tanto odio e finalmente abbiamo il nome e cognome dei nostri carnefici. Ne parliamo, in esclusiva, con gli autori.

Come nasce l’idea di scrivere “Omofobia”?
Paolo Pedote: Ero ancora studente di filosofia quando ho pensato a un libro che raccogliesse tutte le citazioni omofobe possibili, una specie di blob accademico che assomigliasse da un lato a una lista nera, ma che dall’altro facesse anche ridere e soprattutto riflettere. Cercavo un perché all’odio che circondava l’omosessualità. Se pensi che a molti non potevo neppure dire di essere gay… Poi ho conosciuto Giuseppe e abbiamo incominciato a catalogare ogni condanna che ci pendeva sulla testa…

Giuseppe Lo Presti: …e così è nato Omofobia! Il progetto di Paolo era un insieme magmatico di idee ed energia, e la sfida era molto allettante. Dovevo creare un ipertesto su carta e con grande fatica ma tenacia… eccoci qui a parlarne.

Cosa racconta “Omofobia”?
GLP: Omofobia è una raccolta di oltre 500 citazioni “omofobe” suddivise in capitoli a seconda del campo di sapere da cui provengono, come ad esempio psicologia, religione, filosofia e così via… è una sorta di storia del pregiudizio. Le citazioni si susseguono seguendo un ordine temporale o un criterio “estetico”. Tra le citazioni ci sono spesso nostri interventi e il libro è racchiuso tra un’introduzione e una postfazione.

In pratica avete raccolto tutto il peggio che si è detto sull’omosessualità?
PP: Certo! Omofobia è un viaggio senza ritorno nell’idiozia umana che ha fatto della sessualità l’unico problema serio da affrontare, annullando la dignità dell’essere umano. È il racconto di un tempo, neanche troppo lontano, in cui per sopravvivere l’omosessuale ha dovuto negarsi.

Quali tra le citazioni vi hanno colpito di più?
PP: Tra tutte, le dichiarazioni di Franco Zeffirelli e di Bossi sono, a mio parere, le più imbarazzanti. Il primo ha definito il Pride “una parata di checche scatenate che ha ben poco da spartire con gli omosessuali veri… Io riconosco la mia colpa e non mi assolvo”. Per lui provo una naturale antipatia e pena: attacca gli omosessuali palesando la pericolosità di quelli come lui, perché trasforma la sua personale sofferenza in cattiveria e volontà distruttiva.
Con alcune interviste e interventi di Bossi, come “Bisogna cancellare questi sporcaccioni. Sono i cappuccioni, i massoni e i loro manutentori di sinistra” e così via, ho ricostruito un delirante monologo che raccoglie gli aspetti peggiori del pensiero dell’italiano medio: luoghi comuni, razzismo, affermazioni senza fondamento, ignoranza…

GLP: Dopo così tante citazioni — non vorrei sbagliarmi ma tra libro, materiale non pubblicato e materiale scartato superiamo il migliaio — non è semplice scegliere. L’omofobia che mi spaventa di più è quella che si esprime attraverso linguaggi sofisticati, ideologie raffinate o culture finto-paritarie. Mi fanno arrabbiare il mormorio, il silenzio o il compatimento di chi si crede superiore. Mi vengono in mente la viscida discolpa di Alfred Douglas (amante di Oscar Wilde) e come chiama il Gay Pride Alberto Arbasino, cioè “l’orgoglio del sedere”. Non male nemmeno Ida Magli con il suo “i gay portatori di cultura di morte” e il cardinale Alfonso López Trujillo, che scrisse: “Bisogna distinguere la tendenza che può essere innata e gli atti di omosessualità che sono intrinsecamente disordinati e contrari alla legge naturale”. Come può poi un’espressione umana essere contemporaneamente innata e innaturale non è spiegato…

Avete raccolto oltre duecento pagine di espressioni omofobe… Deve essere stato un lavoraccio.
PP: È stato affascinante fare il topo da biblioteca e consultare manuali, codici penali dei secoli passati, nel silenzio più totale. La Biblioteca di Brera è un luogo meraviglioso, la gentilezza degli addetti, la loro complicità nell’aiutarti a trovare un testo improbabile e antico… ho rinunciato volentieri anche a ore di lavoro per passare più tempo lì.

In “Omofobia” avete fatto dialogare anche individui di ideologie opposte…
GLP: Io credo che l’omofobia non abbia un colore. Ho scoperto che da soggetti molto diversi, da fonti lontane nello spazio e nel tempo e da culture apparentemente antitetiche proviene lo stesso disprezzo.

PP: Sull’omofobia non ci sono differenze tra destra e sinistra. L’omofobia sta nella matrice del concetto di potere. Bush, Berlusconi, Saddam Hussein, Dio sono leader maschi. Gli omosessuali rompono il meccanismo attraverso cui si è definito il potere.

Cosa cambierà dopo “Omofobia”?
PP: Spero che gli eterosessuali lo leggano per capire come la loro normalità sia il prodotto di artifici culturali. Questo testo vuole precisare che l’uomo è troppo fragile per stabilire cos’è normale e cosa non lo è.

GLP: Ogni omosessuale dovrebbe confrontarsi con l’omofobia interiorizzata. Questo libro è uno strumento per conoscere le diverse forme della discriminazione.

Intanto l’omofobia continua…
GLP: Continuerà anche il nostro lavoro: la raccolta prosegue sul web, all’indirizzo www.omofobia.info, dove con il contributo degli utenti costruiremo un archivio dell’omofobia. Raccogliamo queste testimonianze perché ci piace pensare all’omofobia come a una malattia virale che sviluppa anticorpi… Il sito vorremmo che fosse un antivirus molto speciale…

Pubblicato in “Babilonia”, aprile 2003.