
Sono soltanto 1.817 le preferenze ottenute da Mauro Cioffari, candidato dei Democratici di Sinistra per la Regione Lazio. Pochi i 60 voti per Marco Volante, candidato al Consiglio regionale della Lombardia nella lista dei Liberali Italiani, Socialisti Democratici Italiani e Democratici Indipendenti. Federico Magnani, ventunenne candidato di Rifondazione Comunista per il Veneto, ha raccolto soltanto 50 preferenze.
Le rispettive campagne elettorali sono state condotte con molto impegno e i giornali gay hanno parlato di loro; come mai di risultati utili nemmeno l’ombra?
L’omosessuale dichiarato non piace all’opinione pubblica, ma basta questo a spiegare un risultato così catastrofico?
Chiediamo a Franco Grillini, che ha una decennale carriera di successi politici alle spalle, i motivi di questo stato di cose:
“Un omosessuale che arrivi a comprendere l’importanza della politica per i propri diritti e quindi a votare un candidato e un partito che lo rappresenti, desidera candidati di qualità, popolari e rappresentativi. Insomma, non basta essere gay per essere votati.
Non a caso i pochi eletti gay che via via sono passati al vaglio di un’elezione hanno avuto successo perché erano persone molto conosciute e molto popolari ed esprimevano una capacità generale di rappresentanza: erano cioè in grado di catturare anche il voto eterosessuale gay friendly.
Anche in campo gay, quindi, occorre che il politico omosessuale dichiarato sia in grado di competere, come qualità, con qualsiasi politico eterosessuale e, come lui, di fare politica a tutto campo.
Il caso di Gianni Vattimo, eletto al Parlamento europeo anche con il voto gay, è esemplare da questo punto di vista.
La mia opinione è che, laddove non c’è la capacità di far eleggere un candidato gay o dove non ci sono candidati gay autorevoli, sia sbagliato presentare candidature votate a una sconfitta che rischia di riflettersi su tutto il movimento.
Se in una città un candidato prende 40 voti, il rischio è che si dica che la comunità gay e lesbica del luogo vale solo 40 voti. Molto meglio allora far convergere i voti gay su un candidato gay friendly impegnato nelle nostre battaglie, come è stato fatto a Bologna, Napoli, Torino e Pisa alle ultime regionali. È un caso che questi candidati siano stati tutti eletti?”
Pubblicato originariamente in “Pride”, giugno 2000.