Dove va il voto gaio

Aria pulita, trasporti, parcheggi, asili e verde pubblico. In occasione delle amministrative, però, le tematiche LGBT non hanno molto spazio nei programmi dei candidati.

A Milano, il candidato sindaco di centrosinistra Giuliano Pisapia promette nel programma di “costituire il registro delle unioni civili per favorire la parità dei diritti e dei doveri delle comunità affettive e di vita”. Nessuno, ad eccezione de Il Giornale, che ricorda che Pisapia, qualche anno fa, aveva firmato disegni di legge “eversivi” per il matrimonio gay e per legalizzare il naturismo, sembra accorgersi della portata della proposta. Il candidato di centrosinistra si è almeno mostrato disponibile, a differenza della principale avversaria Letizia Moratti, riguardo a un più articolato pacchetto di richieste messo sul piatto da Arcigay Milano.

A Bologna, dove il registro c’è, si guarda tanto avanti da abbracciare l’Europa dei matrimoni gay. Virginio Merola, candidato sindaco di centrosinistra, in viaggio in Spagna dapprima ammonisce: “non equiparare le unioni omosessuali al matrimonio”, poi, alle proteste della militanza LGBT bolognese, fa rapidamente marcia indietro: “da sindaco proporrò all’ANCI di premere sul Parlamento per superare al più presto questo ritardo rispetto al resto d’Europa ed estendere il matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso”.

Il matrimonio gay esula evidentemente dalle competenze delle amministrazioni locali e, in attesa delle future sollecitazioni all’Associazione Nazionale Comuni Italiani, si prova a battere un terreno elettorale più fertile: quello del contrasto e della prevenzione dell’omofobia, su cui i Comuni possono lavorare molto.

Purtroppo, e solo incidentalmente, se ne sussurra a Napoli dopo l’aggressione calci e pugni ai danni di due dirigenti Arcigay, ai quali è andata la solidarietà di due candidati sindaco del centrosinistra. Luigi De Magistris, dell’IdV, oltre a promettere un registro delle unioni civili, ha dichiarato: “Non posso che condannare fermamente gli atti di violenza omofoba”. Mario Morcone, del PD, per parte sua ha dichiarato: “L’aggressione subita a Napoli dagli attivisti dell’Arcigay è un fatto odioso: esprimo la mia solidarietà alle vittime di questa triste vicenda”. Nessuno dei due ha però aggiunto idee concrete su quali politiche mettere in campo per arginare il fenomeno.

È infine poco più movimentata la campagna elettorale LGBT di Piero Fassino, candidato sindaco a Torino, “capitale dei diritti” del PD. La polemica per la revoca del patrocinio regionale voluta dalla Lega al festival del cinema gay lo ha visto partecipare all’inaugurazione dell’evento perché “una città che non si cura dei diritti di cittadinanza non va bene”. Fassino ha anche partecipato al congresso locale di Arcigay e assicurato “l’impegno nel campo dei diritti messo in campo dall’amministrazione di Sergio Chiamparino”.

Così, esaurita — a meno di sorprese dell’ultima ora — la pochezza delle politiche LGBT nei programmi dei maggiori candidati nelle città al voto, a tenere alta la bandiera arcobaleno restano le sollecitazioni della militanza e una nutrita pattuglia di candidati visibili.

In molti, a Milano, hanno risposto alle dieci proposte per la città (registro, formazione ai dipendenti comunali, lavoro ai trans…) di Arcigay. Tra questi Rosaria Iardino, lesbica e sieropositiva visibile, Marco Volante, nell’IdV, e il radicale Yury Guaiana. SEL candida Luisa Bordiga, Anita Sonigo e Paolo Oddi. Sempre a Milano è molto nutrita la pattuglia dei candidati radicali con Francesco Poiré, Carlo Daniel Cargnel e Tiziana Garlato.

È boom di candidati (Arci)gay anche a Bologna con Franco Grillini, capolista IdV, Sergio Lo Giudice (PD), Katy La Torre, capolista SEL e avvocata contro le discriminazioni. A loro, fresco di coming out, si aggiunge il teologo Benedetto Zacchiroli del PD, mentre Matteo Cavalieri e Deborah D’Amico, dello stesso partito, provano la scalata dei consigli di quartiere. A Napoli, ancora nel PD, si candida Manlio Converti.

E il polo di centro? E il centrodestra “delle libertà”? Tacciono su tutto il territorio nazionale, ad eccezione di Ciri Ceccarini, candidato a Rimini in Futuro e Libertà, perché “Fli è un partito aperto alle tematiche dei diritti civili e per diritti civili non intendo solo quelli dei gay, ma di un contesto generale, sia chiaro”. Il silenzio, non è di per sé negativo: non c’è ancora spazio nella campagna elettorale per voci omofobe o iniziative contro l’estinzione della “famiglia tradizionale”.

Si moltiplicano, infine, le iniziative della militanza di sensibilizzazione dei futuri amministratori. Ad Arezzo Arcigay dichiara appoggio incondizionato al sindaco Fanfani figlio, a Pavia giunge un accorato appello ai candidati per il sostegno al turismo gay-friendly, mentre a Gorizia i candidati incontrano gay e lesbiche e così via. Ma gli spazi restano esigui nello sbiadito arcobaleno di queste amministrative.

Pubblicato in “Pride”, maggio 2011, p. 6.