Recensione del libro “Balletti verdi. Uno scandalo omosessuale” di Stefano Bolognini di Daniele Scalise – Il Foglio – 19 dicembre 2002
Eccoli lì i vostri bei figli, viziati maschietti d’ordinanza, guerrieri ammirati, lucidi e vili, pronti a sputare sul frocetto di turno, a ridicolizzarlo pubblicamente, a umiliarlo con il gusto ridicolo di una virilità indiscussa. E che piacere hanno quando il frocetto capita sotto le loro mani, quando non sa tirare in porta, quando balbetta e goffamente arrossisce davanti a ragazze disponibili, quando si muove con chiara mollezza o scoppia a piangere per un eccessivo rimprovero. Loro – i vostri figli pieni di boria e potenza – loro possono insultarlo davanti a tutti, guardarlo in tralice mentre facendo brillare il disprezzo che si mischia alla gioia di essere sani, potenti, maggioranza stragrande e strabenedetta da tutte le chiese, da tutte le televisioni, da tutti i potentati.
Il frocetto invece è costretto a starsene a testa bassa, a ridere amaramente e sanguinare di fronte allo scherno, a stare al gioco sporco che i vostri ragazzi perbene hanno deciso anche per lui.
Le parole che lo attraversano come pallottole lasciandogli un segno indelebile sono quelle che i vostri figli hanno sentito per la prima volta proprio da voi, padri arroganti e madri spudorate. Del resto la vostra è una lunga tradizione ereditata con compiacenza e gusto: “quelli” sono malati, feccia dell’umanità, individui pericolosi, da eliminare e se proprio non si riesce a eliminarli, alè giù con gli insulti: frocio, recchione, garruso, buco, busone. Ogni regione ha la sua specialità, ogni lingua sa come dirlo nel modo peggiore.
Ogni omosessuale rimane così indelebilmente marchiato da quella prima e primitiva derisione senza che a voi mai – nemmeno per un attimo – passi per l’anticamera del cervello il crimine che avete commesso e che i vostri pargoli continuano a commettere per voi. Quando tutto questo succede l’omosessuale di solito è troppo giovane e troppo debole per reagire e dei suoi pari – compagni di scuola, di gioco e di tortura – subisce il ghigno e il sogghigno, il dileggio e l’insulto quando non peggio. Anche se cresce e diventa forte, anche se impara a ribellarsi e a rispondere a tono, perfino a sopraffare i propri nemici, quell’ombra gli rimane incollata addosso e lo perseguita. In America li hanno contati: il 78 per cento degli adolescenti gay viene molestato a scuola o nella comunità in cui vivono. Numeri ottimisti, vien da dire. Non c’è un solo ragazzo gay che non sia stato almeno una volta pugnalato a morte.
Michael Faenza, presidente della National Mental Health Association, osserva saggiamente che “i giovani gay molestati presentano rischi di depressione, ansia, deficit scolare e sono facili al sucidio, soprattutto se privi di sostegno. La scuola, i genitori e la comunità condividono la responsabilità di prevenire e porre fine a tali molestie”. Che illuso è il signor Faenza. Non ha capito che è proprio su quel disprezzo che si indurisce la sessualità grottesca di molti maschi eterosessuali. (Vien poi da pensare – ma non ci consola – che c’è chi sta peggio: quelle povere donne che i vostri figli prima o poi se li devono scopare). Se lo dice lei “La Bibbia contiene sei ammonimenti agli omosessuali e 362 agli etero. Ciò non vuol dire che Dio non ami gli etero ma solo che loro hanno bisogno di maggiore sorveglianza”. (Lynn Lavner). Lessico familiare Balletti verdi. Espressione grazieaddio desueta che serviva a indicare feste private di uomini (per lo più uomini adulti e giovani prostituti) che spesso sfociavano in orge. Il nome veniva usato come contrapposizione agli eterosessualissimi balletti rosa dove vecchi signori si accompagnavano a ragazze di solito minorenni. Il verde è ritenuto colore omosessuale essendo stato reso famoso da Oscar Wilde (18541900) che se ne andava in giro con un garofano verde all’occhiello.
Celebre è lo scandalo che, nel 1960, turba la città di Brescia e coinvolge nomi famosi dello spettacolo. Una cronaca puntuale che fa rivivere quell’episodio di indagine giudiziaria barbara è in Stefano Bolognini, “Balletti verdi – Uno scandalo omosessuale”, liber edizioni, 2000.
Fu proprio in quell’occasione che il giornale del Partito comunista l’Unità inaugurò per primo l’espressione applicandola alla cronaca (“I ragazzi, che avevano il compito di provocare negli ospiti virili slanci, venivano definiti con nomi di fiori: ‘margherita verde’, ‘garofano verde’ ecc. Da cui lo scandalo dei ‘balletti verdi’ come già la gente bresciana, venuta a conoscenza dei turpi episodi, indica le riunioni che avvenivano alla villa” – Unità, 5 ottobre 1960).