Lo “scambio di anelli”, che altrimenti sarebbe passato del tutto inosservato, è comparso a tradimento in un minuzioso racconto pubblicato nel giugno scorso da Repubblica nella sezione di Palermo, e rimbalzato rapidamente nelle cronache nazionali: “L’unione di due donne è stata benedetta, nel tempio Valdese di Trapani, da Alessandro Esposito, pastore della Chiesa valdese di Trapani e Marsala”. Alla cerimonia, due “spose, di nazionalità tedesca, hanno fatto ingresso lungo la navata della piccola Chiesa, sobriamente addobbata con fiori bianchi e rossi… Niente veli, né richiami stilistici legati al classico “matrimonio”: tailleur di seta grigio scuro per una, abito nero elegante a fiori rossi per l’altra”.
A poche ore dallo scoop nuziale Maria Bonafede, pastora tra la più alte cariche esecutive della chiesa valdese italiana, ha celebrato il funerale di quel matrimonio con un secco comunicato stampa: “Nella chiesa valdese di Trapani è stata invocata la benedizione su due donne evangeliche tedesche, anche se non appartenenti alla chiesa valdese. Non si è celebrato alcun matrimonio ma si è pregato con convinzione e affetto per due persone che si impegnavano a vivere insieme la loro vita. L’ordinamento della Chiesa valdese non contempla la celebrazione di matrimoni di persone dello stesso sesso, né la chiesa ha mai assunto una posizione sul tema del matrimonio tra persone dello stesso sesso”.
Se, per ora, il matrimonio gay valdese dovrà attendere, quella benedizione è testimonianza del confronto vivace in seno alla Chiesa Valdese su di una questione che la “sorellastra” Chiesa cattolica affronta solo con anatemi, scomuniche e pressing sul potere laico.
Ci sono numerosi pastori che si sono affrettati a rimarcare che la chiesa valdese accoglie serenamente gli omosessuali ed ha avviato un dialogo sereno sulla possibilità di benedire le “unioni di vita”. Ci sono i progressisti, come Alessandro Esposito, il giovane pastore che ha benedetto la coppia lesbica. Ma ci sono anche gli integralisti evangelici come Lucio Malan segretario di presidenza del Senato del Pdl e valdese che ha definito la benedizione “apertamente contraria all’ordinamento valdese: celebrare benedizioni alle coppie omosessuali è cosa che va ben al di là dell’accoglienza, e tra l’altro renderebbe molto difficile il dialogo con quasi tutte le altre chiese cristiane”.
La voce di Malan resta ai margini del dibattito teologico valdese se si guarda all’impegno continuativo di questa chiesa di circa 30 mila anime in Italia nell’accoglienza e nel sostegno a omosessuali e lesbiche. L’impegno, sancito da un sinodo dell’autunno del 2007, arriva sino all’adesione a laicissime campagne per il riconoscimento delle coppie gay come è stato con la campagna “Sì, lo voglio” che qualche tempo fa aveva portato la questione del matrimonio gay all’attenzione della Corte Costituzionale.
Insomma, al di là delle divergenze teologiche e delle semplificazioni giornalistiche, la benedizione di Trapani ha rappresentato il primo passo verso un futuro nel quale le coppie gay e lesbiche potranno essere benedette pubblicamente dai valdesi. E tra i credenti c’è molta attesa per il prossimo sinodo, ad agosto, che potrebbe sancire, ufficialmente la benedizione delle coppie gay.
Novità in vista
Il Varco è un gruppo di gay valdesi nato per favorire il riconoscimento e l’accettazione delle persone lgbt all’interno delle chiese evangeliche. Rosa Salomone, la coordinatrice del gruppo.
Che cosa è successo a Trapani?
Un pastore ha benedetto ed invocato la grazie per una coppia di lesbiche. I valdesi da anni, in Italia, benedicono coppie gay in forma privata, com’è successo a Trapani, mai pubblica. Tra i valdesi è poi aperto il dibattito sulla benedizione pubblica degli omosessuali, ma su questo deve decidere il sinodo
Che significato ha, per un valdese gay, la benedizione?
Ha un forte valore simbolico perché è il riconoscimento della comunità di appartenenza che l’amore gay è identico a quello degli eterosessuali.
La vostra chiesa è già molto gay friendly…
Sì, ci sono pastori gay e lesbiche visibili. Le nostre comunità ci spingono a vivere apertamente, a differenza della chiesa cattolica che chiede di nascondere l’orientamento, e io stessa ho dovuto fare coming out pubblico Nella nostra chiesa c’è una forte spinta e sostegno a vivere quello che siamo.
Ma potreste non arrivare alla benedizione pubblica?
Nel sinodo, che è una sorta di parlamento che lavora in maniera democratica, del 2007 avevamo i numeri perché le benedizioni fossero approvate. Abbiamo preferito aspettare e non fare forzature. Quel sinodo ha comunque invitato i credenti a battersi a livello civile per il riconoscimento delle persone dello stesso sesso. Lavoriamo dalla base da anni (con coming out pubblici e dibattiti) producendo documenti e riflessioni e dobbiamo convincere le persone che questa è la strada giusta. Noi siamo fiduciosi e in tempi rapidi potremmo avere la realizzazione che un’altra chiesa è possibile. (pubblicato in “Pride”, luglio 2010, p. 14 con il titolo “Benedette nozze”).