Quel che resta del porno

Il mercato del porno mondiale è in crisi, ma mai come prima d’ora la pornografia è diffusa. Proviamo a sciogliere la contraddizione con gli addetti ai lavori.

Il porno è crisi, il porno dilaga: è questa la sintesi contraddittoria sullo stato del mercato della pornografia oggi.

L’allarme crisi è stato lanciato da Larry Flynt, noto editore della rivista “Hustler”, e da numerosi produttori che hanno chiesto al Congresso USA “un assegno da 5 miliardi di dollari per rilanciare l’appetito sessuale degli americani. Solo lo scorso anno, le vendite di dvd a luci rosse sono precipitate del 22%”.

L’aiuto, hanno spiegato i magnati delle luci rosse, vorrebbe “stimolare la libido collettiva del Paese” depressa dalla crisi economica e sarebbe doveroso anche perché “il Congresso sembra voler aiutare le imprese più importanti e noi riteniamo di meritare la stessa attenzione”. E in effetti i dati sulla crisi del porno parlano chiaro.

I produttori hanno polverizzato i profitti e molte aziende stanno chiudendo o stringono la cinghia. Vivid, leader mondiale nell’intrattenimento per adulti, ha dichiarato una perdita del 50% sulle vendite dei dvd.

Nessuno poi può più permettersi i budget di una volta. Studio2000, tra le principali aziende di produzione di video gay, fino a tre anni fa girava un film con 60 mila dollari, oggi se la cava con soli 15 mila.

Carlo Masi, pornoattore italiano che lavora per gli americani COLT Studios, ci racconta da vicino uno scenario cupo: “La crisi negli Stati Uniti è molto pesante. Le compagnie investono sensibilmente meno e grandi fiere come Folsom o GayVN o Castro o IML non hanno che pochi stand delle compagnie più importanti. Molti attori con stipendi in esclusiva fantastici hanno rotto il loro contratto per cercare nuove compagnie, solo per scoprire che nessuno è più disponibile a pagare le cifre che potevi avere solo pochi anni fa”.

Le ricadute, secondo l’attore, saranno gravi: “È sempre più difficile il rinnovo degli attori e sempre più persone che un tempo sarebbero entrate nel mondo dell’intrattenimento per adulti decidono di fare solo da escort, in modo da preservare la loro immagine e accedere comunque a buoni guadagni.

Senza soldi non c’è più glamour e le belle feste e gli incontri che si organizzavano con gli attori e il pubblico ora sono solo un pallido ricordo”.

Il Congresso è comunque rimasto sordo di fronte alla possibilità di spegnimento delle luci rosse, sia a sinistra che a destra: quella dei produttori è una volgare trovata pubblicitaria e sono altri, e più importanti, i problemi che affliggono l’America. Un noto regista italiano che lavora negli Stati Uniti scuote la testa: “Lo scorso anno Flynt prevedeva che il 50% dei produttori e distributori avrebbe chiuso bottega. Esagerava. Ma quanti andranno a picco nei prossimi 12 mesi?”. E in Italia, che accade?

Non esistono cifre o studi di settore per un mercato evidentemente più modesto, se si esclude un rapporto Eurispes del 2004 che snocciolava dati entusiastici: volume di affari in crescita inarrestabile, aumento dei sexy shop, vendite delle riviste pornografiche in crescita, 20 mila nuovi siti al giorno in tutto il pianeta…

In soli cinque anni lo scenario si è capovolto.

“Anche in Italia il mercato del porno è fortemente in crisi”, spiega Etienne Villa della Allmalestudio.com, una casa di produzione di video gay.

“Considera che – continua Villa – il porno gay parte già con un handicap: è un mercato piccolo perché i gay fanno molto più sesso degli etero e non hanno lo stesso bisogno di pornografia. Riguardo alla crisi, da una parte è morta la distribuzione terrestre dei dvd, non conviene più stamparli. Dall’altra parte c’è stato un boom dei video on demand su internet che, in parte, ha compensato le perdite sui dvd. Con trenta euro, invece che acquistare un film, si acquista l’accesso a decine di film per un mese. I rientri per noi produttori sono più bassi e lenti, ma costanti; è chiaro che si produrranno molti meno film. Noi abbiamo trasferito tutto sul web e ti assicuro che il ragazzo italiano della porta accanto continua a vendere e venderà sempre”.

Conferma il gestore del sexy shop gay Studio Know How di Milano: “C’è crisi, una crisi nera sia dalla parte dei produttori che nella vendita al dettaglio.

Se una volta le case di produzione uscivano con dieci titoli al mese, oggi ne girano solo due.

Noi abbiamo avuto un calo di vendite, ma il flusso di clienti è costante, non ne abbiamo persi. Se prima spendevano cento euro ora ne spendono trenta. Venus, la più importante fiera del porno europeo che si tiene a Berlino, è stata un mezzo flop: c’era il 50% degli espositori in meno”. Il problema è internet?

“Macché, non ci sono soldi da spendere, è questo il problema. Internet, come la pornografia venduta in edicola, mi avrà portato via nel corso degli anni il 10% delle vendite, non di più, e i navigatori non sono disposti a spendere”.

Anche chi vende solo su internet, sia pornografia che libri e gadget, Castromarket ha notato un rallentamento. “Da diversi anni”, spiega il gestore Maurizio Goretti, “lavoriamo solo su internet e il trend è positivo, il numero di clienti si è ampliato e gli italiani sono meno diffidenti negli acquisti on-line. La gente però spende di meno, la crisi la sentiamo. Non c’è differenza tra vendite di gadget e materiale pornografico: c’è un calo generale negli acquisti di ciò che è considerato superfluo. Insomma, noi lavoriamo di più per guadagnare di meno”.

Anche i porno cartacei non sembrano godersela: “Marco”, “Maschio”, “Goldenboy” insieme a decine di altri giornali sono spariti dalle edicole e sembrano ormai un lontano ricordo di piacevoli svaghi. Qualcuno però resiste e vende.

È il caso di “Boy4Boy”, una rivista gay di annunci e servizi fotografici con un “target amplissimo”, come spiega l’editore Luca Stucchi: “gli annunci che ci pervengono da lettori di tutte le età: dai 20 ai 65 anni. Il web è sicuramente uno dei nuovi mercati della pornografia; tuttavia dire che in Italia la pornografia si stia spostando sul web è perlomeno azzardato. Il fenomeno è prettamente statunitense e per l’Italia prevedo ancora un periodo a base di dvd e riviste”.

Conferma le dichiarazioni Calogero Urruso, amministratore delegato del gruppo editoriale Gemeco, che edita sia giornali di annunci gay come “GZ” che riviste pornografiche come “Doppio Senso”: “GZ ha dimezzato il numero di copie vendute, i gay sono sgamati con gli annunci e usano internet, ma continuiamo ad avere un target di 40-50enni e giovani che non hanno accesso al web. Poi usciamo con altre testate satellite come “Incontri Gay”, “Maschio annunci”, “Men4Men” che hanno un loro pubblico.

Non liquiderei il problema del porno parlando di crisi. Stiamo lavorando molto con l’estero: vendere poco porno è legato anche a peculiarità italiane come la difficoltà di distribuzione. “GZ” e “Doppio Senso” in Spagna vendono 4 o 5 volte di più che in Italia. Poi non dimentichiamo i canali TV porno a pagamento che sembrano tenere”.

Tra le peculiarità del mercato italiano anche l’assenza di regolamentazioni legislative specifiche che non intervengano, come la proposta di porno tax del centro-destra, in prospettiva punitiva in un settore già in difficoltà.

Anche secondo Stucchi comunque, più che di crisi bisogna parlare di “un rallentamento nell’ultimo anno. I prodotti a prezzo basso, che spesso hanno un’ottima qualità, sembrano reggere benissimo e anzi conquistano mercato”.

A tutte queste dichiarazioni che raccontano la crisi del porno dalla parte di chi produce fanno da contraltare i dati diffusi da una società di studi americana, la N2H2, che all’opposto ci dicono che oggi il porno dilaga.

Sarebbero ben 260 milioni le pagine pornografiche disponibili su internet, il 1.800% in più rispetto a cinque anni fa, e le nuove tecnologie (web, telefonini, TV digitale e persino iPod e iPhone) hanno allargato la possibilità di fruire di materiale pornografico, di produrlo o distribuirlo. “Porn” e “porno” continuano a essere le parole più cliccate nei motori di ricerca e l’accesso gratuito alla pornografia la fa da padrone. Allora è crisi?

Più che di crisi si tratta di una rivoluzione. Il porno sta cambiando il supporto di distribuzione: la videocassetta ha ucciso i giornali cartacei (che rimangono un mercato di nicchia e per collezionisti), il dvd ha ucciso la videocassetta e internet sta uccidendo il dvd. I soldi continueranno a girare, semplicemente in altre direzioni, e internet è una di queste direzioni.

Una rivoluzione è sempre un’occasione per interessanti novità. Si parla di film porno a tre dimensioni, da vedere con gli occhialini, e del Porno 2.0, cioè community di persone che scambiano gratuitamente video autoprodotti: è già una realtà. Insomma, il porno vive, viva il porno.

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