Gay.it – 26 febbraio 2013. Sono quattro i candidati gay che ottengono un seggio e l’arcobaleno torna, dopo anni, in Senato. Ma i commenti degli omosessuali eletti sono amari e nessuna lesbica visibile siederà in Parlamento.
Sarà un Parlamento tanto insolito quanto improbabile, e di questo si è parlato abbastanza. Sarà anche una legislatura, sempre che una maggioranza riesca alla fine a governare, con almeno quattro parlamentari omosessuali visibili. Saranno presenti anche al Senato, istituzione non presidiata negli ultimi anni da esponenti LGBT e, a meno di “larghe intese”, potrebbero far pesare il loro voto in una maggioranza che si configura come risicata. La loro strada è evidentemente in salita e solo nelle prossime ore si potrà delineare un’analisi politica più definita. A caldo, proviamo a raccogliere i loro commenti.
Sergio Lo Giudice, ex presidente di Arcigay e con una lunga militanza nel Partito Democratico bolognese, debutterà al Senato: «Sarà una legislatura molto strana e molto probabilmente breve», spiega. «Proveremo già nei primi mesi a capire se ci sono i margini per approvare provvedimenti che riguardano i diritti delle coppie dello stesso sesso. Bersani si era impegnato su una tempistica precisa sia sulle coppie sia sull’omofobia. Bisognerà rispettare questi impegni. Sono soddisfatto dal punto di vista personale, ma c’è amarezza: poteva essere davvero un Parlamento con una solida presenza laica. Al contrario, sarà sottoposto a tensioni e non sappiamo se ci saranno le forze sufficienti per approvare queste leggi».
Passa alla Camera il candidato del Partito Democratico Ivan Scalfarotto: «Non è il momento di fare alcun trionfalismo», dichiara. «Prevale la preoccupazione per la sorte del Paese, per come reagiranno i mercati a questo risultato e per un’Italia senza una maggioranza chiara. La soddisfazione personale va messa da parte: in un Parlamento così complicato sono certo che i diritti civili finiranno in secondo piano. E invece sono un’urgenza su cui dobbiamo lavorare».
Sinistra Ecologia e Libertà elegge Nichi Vendola e, per il gioco delle opzioni, Alessandro Zan, che affida al suo profilo Facebook un breve commento: «Ringrazio di cuore tutte le persone che sin dalle primarie mi hanno sostenuto e incoraggiato. A causa di questa legge elettorale vi è purtroppo una paralisi al Senato senza una maggioranza chiara. I problemi del Paese vanno affrontati con senso di responsabilità. Da parte mia ci sarà disponibilità a discutere sui contenuti e a sostenere interventi utili alla ripresa del Paese e al benessere dei cittadini».
Tra gli esclusi nel nuovo Parlamento figura Anna Paola Concia del Partito Democratico. La parlamentare abruzzese, che aveva chiesto di essere candidata nella sua regione anziché in Puglia, è stata penalizzata dalla legge elettorale e dall’impossibilità di misurarsi direttamente con le preferenze.
I risultati insufficienti di Sinistra Ecologia e Libertà penalizzano numerosi candidati visibili come Paolo Oddi e Alessandro Golinelli a Milano e Guido Allegrezza a Roma. Niente da fare anche per il napoletano Carlo Cremona. Per Scelta Civica con Monti, Giuliano Gasparotti non entra in Parlamento. Sfumano anche le speranze per Sergio Rovasio: i Radicali restano fuori dall’Aula.
Ironia della sorte, nulla si sa di eventuali parlamentari visibili nel Movimento 5 Stelle. Voci interne invitano alla pazienza: i coming out arriveranno anche tra i grillini.