Da Gay.it, 24 maggio 2001. Il libro I Neoplatonici è una “minchioneria” o, meglio, uno scherzo secondo Salvatore Nigro, collaboratore del prestigioso supplemento culturale domenicale de Il Sole 24 Ore, che ne ha recentemente recensito la riedizione.
Ecco un brano “scherzosamente” hard del racconto che ha circa 150 anni:
“Si guardavano l’un l’altro, si carezzavano, si palpavano in tutte le parti della persona, si baciavano negli occhi, e nella faccia, e nel petto, e nel ventre, e nelle cosce, e nei piedi che parevano d’argento; poi si stringevano forte, e si avviticchiavano, e uno metteva la lingua nella bocca dell’altro, e così suggevano il nettare degli Dei, e stavano a lungo a suggere quel nettare; ed ogni tanto smettevano un po’ e sorridevano, e si chiamavano a nome, e poi nuovamente a stringere il petto al petto e a suggere quella dolcezza. E non contenti di stringersi così petto a petto, l’uno abbracciava l’altro alle spalle, e tentava di entrare fra le belle mele, ma l’altro aveva dolore, e si ritraeva per non dare dolore al suo diletto”.
Come avrete capito, I Neoplatonici racconta, senza nascondere nulla all’immaginazione, la storia di due ragazzi greci, Callicle e Doro, che si amano di un amore schietto, fresco e sincero.
Ma per quale motivo il recensore liquida questo testo gay come un semplice “scherzetto”?
Prima di rispondere proviamo a ricostruire la curiosa storia di questo racconto, che incomincia nel lontano 1937 quando il professor Raffaele Cantarella, direttore dell’Officina dei Papiri Ercolanesi presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, si trovò tra le mani un misterioso quaderno di carta manoscritto contenente la traduzione dal greco de I Neoplatonici di Aristeo di Megara. Leggendo il racconto si accorse di essere di fronte a un vero e proprio enigma. Innanzitutto il testo si presentava imbarazzante ed osceno; in secondo luogo la traduzione appariva poco credibile; e terzo, non ultimo in ordine di importanza, il professore, che conosceva perfettamente la letteratura greca, sapeva che lo scrittore greco Aristeo di Megara non è mai esistito.
Cantarella desistette dal ricercare una soluzione all’enigma e riportò sugli scaffali della biblioteca il quaderno. Nel riporlo si accorse che I Neoplatonici era posto accanto a un altro manoscritto vergato con la stessa grafia, quella del famoso patriota Luigi Settembrini.
“Non capita tutti i giorni di scoprire che un padre della patria ha scritto un fine racconto gay”, pensò, presumibilmente, Cantarella, che decise di studiare più da vicino quel lavoro.
Ben presto scoprì che il racconto era già stato letto dal professor Emidio Piermarini ed era stato presentato al filosofo Benedetto Croce, il quale pose il veto sulla pubblicazione, considerandolo un “lubrico e malsano […] errore letterario del venerato maestro, martire patriottico dei Borboni”.
Il quaderno fu catalogato con l’intesa che rimanesse nell’ombra di qualche armadio buio della Biblioteca Nazionale di Napoli, dove rimase dimenticato fino alla prima pubblicazione del 1977 a cura, manco a dirlo, dell’illuminato professor Cantarella, che ne aveva riconosciuto il valore letterario e psicologico.
Le alterne vicende de I Neoplatonici costituiscono un esempio palese di quanto la censura abbia agito sull’omosessualità, come ben evidenziava Francesco Guerre: “Gli interventi censori su libri di argomento omosessuale nel corso del secolo scorso sono stati molti e alla censura esterna spesso si sono affiancate forme di autocensura non meno coercitive e inibitorie. Quando l’amore omosessuale diventa nell’immaginario letterario un amore possibile, spesso scatta quello che potremmo dire un processo di differimento. L’autore rimanda ad un altro momento, magari a dopo la morte, la pubblicazione dell’opera, e questo differimento è molto spesso dovuto a problemi di non accettazione interni agli scrittori stessi”.
Tornando al testo, è necessario registrare che la prima edizione scomparve presto dagli scaffali delle librerie, in quanto l’opera è di indubbio valore letterario. A distanza di 24 anni dalla prima edizione, e ben 157 anni dopo essere stata scritta, I Neoplatonici sono ricomparsi in una ripubblicazione Sellerio.
Ma allora perché un testo di questa importanza è liquidato come una “minchioneria” da un recensore?
Il filosofo Gentile considerava I Neoplatonici un errore di Settembrini, mentre Salvatore Nigro afferma che ci troviamo di fronte a uno scherzo dell’austero padre della patria.
Sono convinto che entrambi dicano la stessa cosa: si allontani da quell’uomo qualsiasi ipotesi sulla sua omosessualità.
Ed è qui che sbagliano, perché non c’è nulla di imbarazzante nell’ipotizzare che quel racconto fosse una confessione postuma del patriota, confessioni di cui esistono innumerevoli casi nella letteratura gay. Sono d’accordo con il professor Cantarella che nel 1977 diceva: “Settembrini era un clandestino per vocazione. Coltivava sogni che non dovevano essere noti, che non dovevano essere vissuti”.
Quei sogni, che raccontano l’amore dolce e il sesso sfrenato di due ragazzi che, divenuti adulti, “si amarono sempre [tra loro], e sino alla vecchiezza di tanto in tanto, per qualche occasione trovandosi nel medesimo letto, confondevano i piedi e si abbracciavano come nei primi anni della loro giovinezza”, sono i sogni di molti di noi.
Non raccontateceli come uno scherzo, non possiamo assolutamente credervi.