Gay Pride: siamo in dirittura di arrivo. Ben quattro orgogliose manifestazioni gay animeranno, scioccheranno e, si spera, costringeranno a discutere ancora una volta il nostro paesello fanalino di coda dell’Unione Europea nel riconoscimento dei diritti degli omosessuali.
Il primo appuntamento, il gay pride nazionale sostenuto da tutte le associazioni di militanti GLBT, sarà l’8 giugno a Padova. La giornata si aprirà alle 11, presso Palazzo Moroni, con una conferenza stampa degli organizzatori. Per le 15.30 è previsto il concentramento dei manifestanti in via degli Scrovegni, ove prenderà il via la marcia che attraverserà il centro storico della città fino a piazza Insurrezione. Qui prenderanno la parola Alessandro Zan e Giovanna Cameroni, portavoce del coordinamento di gruppi gay che ha organizzato l’evento, che cadrà proprio nella settimana di festeggiamenti per Sant’Antonio, patrono della città.
Ci si aspetta l’effetto “diavolo nell’acqua santa” che fece sfilare a Roma centinaia di migliaia di omosessuali nel 2000, anche se poi, per una cittadina di piccole dimensioni come Padova, il numero di partecipanti — anche solo diecimila come si attendono gli organizzatori — sarà soltanto una seconda vittoria. Padova Pride 2002 ha già vinto districandosi tra decine di ostacoli catto-neofascisti, e aggiungiamo omocontrari, riuscendo soltanto a organizzare l’evento che farà da battistrada alle attese manifestazioni future nelle città di provincia che hanno estremo bisogno di una ventata-schiaffo arcobaleno.
La seconda marcia dell’orgoglio gay si terrà il 22 giugno a Milano e sarà degna conclusione di un mese di eventi e manifestazioni arcobaleno intitolate “Esistere & resistere”. Tra le date di particolare interesse segnaliamo il 9 giugno alle 16 presso Arcigay CIG l’inaugurazione del Centro di Documentazione “OMO/LOGIE”, ove finalmente sarà restituita al pubblico una vastissima mediateca che da anni giaceva inutilizzata. Tra gli altri eventi di notevole interesse sarà il convegno organizzato da Arcilesbica Zami il 12 giugno intitolato “Dieci decimi di visibilità: i meccanismi della vergogna e dell’orgoglio” e tenuto da tre psicologhe: Daniela Ciriello, Margherita Graglia e Antonella Montano.
Conferenze, dibattiti e incontri con i politici si concluderanno il 22 giugno quando da Porta Venezia alle ore 15 si concentreranno i manifestanti. Anche questo Pride ha infastidito Curia e Comune per la “pretesa” dei militanti di attraversare piazza Duomo in mise poco rispettose, a loro discrezione. La Madonnina non ha rilasciato dichiarazioni in merito, ma non sembra che l’anno scorso si sia coperta gli occhi. Lorenza Accorsi, una organizzatrice, afferma sicura: “Noi ci siamo, siamo tanti, quest’anno saremo anche più dell’anno scorso e non intendiamo restare nell’ombra, segregati. Sono ancora molte le censure e le discriminazioni contro cui batterci”. Staremo a vedere.
Altro Pride di trincea, insieme a quello di Padova, sarà quello di Catania che da tre anni, il 28 giugno, anima la scena politica siciliana grazie all’organizzazione puntuale del Centro di iniziativa GLBT Open Mind. La manifestazione è coraggiosa e, anche se non raccoglie un numero di presenze elevato, dà visibilità al profondo silenzio del Sud.
Ultimo Pride, ormai un appuntamento fisso, sarà quello organizzato a Roma dal Circolo Mario Mieli il 29 giugno a conclusione di un mese arcobaleno. Poche, purtroppo, le notizie che ci sono giunte in redazione in merito alla manifestazione.
Ma ci sono buoni motivi per partecipare quest’anno alle manifestazioni?
Senza entrare nei dettagli dei manifesti politici di ogni singola parata, ve ne elencheremo almeno tre tra gli innumerevoli che potremmo addurre. Primo: la curiosa quanto discriminatoria proposta di legge per gli sgravi fiscali alle coppie di giovani ma solo a quelle sposate. La coppia gay in Italia non esiste e non ha voce. Secondo: il “santissimo” cardinal Tonini che dal pulpito di Donna Moderna dell’1 maggio scorso tuonava: “La natura va in una sola direzione: l’amore fra due persone deve dare la vita. Chi siamo noi per stravolgerla?”. E da ultimo, forse ci basterà marciare soltanto per ricordare quei valorosi che nel 1969 si ribellarono per primi alla società cosiddetta normale e che aprirono la strada alla nostra quasi “serenità” di oggi.
Pubblicato in “Babilonia”, giugno 2002.