Padova Pride, polemiche infuocate

Si alza la tensione e continuano le polemiche — quelle vere — sul Padova Pride 2002. Non vengono né da gruppi gay né da singoli contrari alla manifestazione, bensì da Alleanza Nazionale che, a Padova e non solo, quando parla di omosessualità sembra dimenticare l’immagine di destra moderna e democratica che sostiene di essersi costruita.Il 31 gennaio scorso Azione Universitaria Padova, il gruppo che riunisce gli studenti universitari di AN, inviava una lettera a Il Mattino di Padova di questo tenore:

«Essere contrari a manifestazioni di tal genere [al gay pride] non significa necessariamente essere portatori di ideologie omofobe, ma semplicemente essere contrari alla ridicolizzazione dell’uomo e alla lesione del più comune buonsenso. I diritti che gli omosessuali vogliono si riducono forse al poter portare improbabili e colorati vestiti e parrucche degni dei più estrosi clown, trapezisti, ballerini e orsi canterini? Sinceramente troviamo ciò molto riduttivo — nonché umiliante per gli stessi gay — e poco rispettoso della volontà di quelle persone che, come noi, chiedono sia mantenuto un pur minimo livello di decoro pubblico».

In realtà sappiamo bene che soltanto una minoranza dei partecipanti ai Pride può apparire volutamente eccentrica o provocatoria. Semmai è spesso la stampa a concentrarsi esclusivamente su quell’aspetto.

Le polemiche continuano il 2 febbraio con un’iniziativa di Gabriele Zanon, capogruppo di Alleanza Nazionale a Padova, che durante una conferenza stampa a Palazzo Moroni contro il Padova Pride 2002 propone addirittura una petizione popolare rivolta al Parlamento per «predisporre strumenti legislativi utili a regolamentare le manifestazioni organizzate dalle associazioni omosessuali». A Padova si sfiora il clima delle leggi speciali.

Il 17 febbraio i nemici del Pride tornano alla carica. Luisa Santolini, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, definisce la manifestazione: «Una provocazione inutile e ingiustificata proprio nei giorni in cui la città veneta celebra la festa di Sant’Antonio. Il Giubileo è stato un momento di rottura, una provocazione ingiustificata, e adesso è diventato un vizio ricorrente. Si cercano tutte le occasioni per provocare, offendere e attaccare valori che vanno rispettati e che non danno fastidio a nessuno. Chi organizza queste manifestazioni si autoemargina».

Le fa eco il senatore Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di AN per le politiche della famiglia: «La propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. E allora la libertà degli omosessualisti di offendere la città, la festa del Santo, la Chiesa e il cattolicesimo finisce dove inizia quella dei cattolici di non essere offesi. Altrimenti la libertà diventa liberticida, cioè distruttrice di altri diritti di libertà. E questo è inaccettabile per una sana democrazia».

A questi attacchi ha fatto da contraltare una dura interrogazione parlamentare presentata il 14 febbraio dai deputati Titti De Simone, Giordano, Bimbi, Grillini, Ruzzante, Valpiana e Zanella, nella quale si chiedeva al Ministro dell’Interno: «Quali iniziative pensi di adottare affinché sia garantito l’elementare diritto delle persone di manifestare con lo svolgimento della manifestazione in oggetto [il Pride di Padova]; se intenda assumere iniziative normative tese a limitare la libertà di manifestare».

A rispondere, per conto del Ministero, è il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano di AN, che replica in modo piuttosto evasivo: «Sui problemi connessi all’iniziativa e sulla possibilità di un rinvio della manifestazione, pur incontrando difficoltà legate, tra l’altro, a dissensi interni alle stesse associazioni di omosessuali [che, come abbiamo visto, in realtà non esistono], il sindaco di Padova sta tentando una mediazione. La situazione è comunque seguita dall’autorità provinciale di pubblica sicurezza. Al momento non risultano pervenute formali comunicazioni in ordine al Gay Pride, il che è comprensibile, tenuto conto della distanza temporale dalla manifestazione e della normativa vigente».

Il 25 febbraio arriva infine un comunicato stampa del Coordinamento Gay del Nordest, promotore della manifestazione: «“Froci di merda” e “rotti in culo” sono le parole che campeggiano sotto i portici di via Santa Sofia, in pieno centro storico di Padova. Nella notte tra sabato e domenica la sede del circolo Tralaltro Arcigay Padova è stata vittima di un raid vandalico. Ignoti hanno scritto frasi ingiuriose e omofobe sulle saracinesche del circolo».

Vittoriano Mazzon, coordinatore di Forza Italia Padova, informato del fatto dichiara: «Se gay e lesbiche vogliono sfilare, lo facciano altrove». Mazzon condanna il raid vandalico — «È molto grave quando il dialogo viene sostituito da atti violenti» — ma aggiunge subito che, per evitare tensioni, sarebbe meglio rinunciare al Pride: «Ci sono ragioni di opportunità: meglio evitare occasioni di disordini. Padova ha già pagato un prezzo altissimo agli scontri di piazza».

Insomma, a sentire certa politica, la colpa dell’omofobia non sarebbe degli omofobi ma degli omosessuali che osano manifestare pubblicamente.

A questo punto non resta che unirsi all’appello di Alessandro Zan, portavoce e organizzatore della manifestazione: «Sfileremo in diecimila contro l’intolleranza».

Il Pride, spiega Zan, sarà: «Una grande festa mobile che attraverserà la città. L’evento è un’esplosione di gioia, è libertà in movimento e afferma quel diritto alla diversità che fa parte dei diritti umani. Non vuole provocare: chiede rispetto».

E se saremo molti di più, sarà ancora meglio.

Pubblicato originariamente in “Babilonia”, aprile 2002.

Commenti chiusi.